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venerdì 21 giugno 2013

Due stampi, due ricette

Se hai voglia di stampini originali e funzionali, chiama Silikomart. Se hai voglia di produrre in poco tempo cioccolatini, muffins, cupcakes e gelati, chiama Silikomart. Se hai voglia di qualche risata e di semplici ricette, chiama Profumo di semplicità. 

Allora, sono stata persuasiva? Lo so, gli slogan non sono il mio forte e la mia capacità oratoria è andata a farsi friggere (a proposito, un bel fritto di pesce mi va proprio stasera! Ma questo non vi interessa, naturalmente!). Eppure, anche se io non sono una brava presentatrice (mi chiamerebbero per qualche programma di televendite? No, non lo credo fattibile!), a parte gli scherzi, Silikomart non ha proprio bisogno di elogi o persuasioni da retori stravaganti. Gli stampini in silicone (lo avevate capito dal nome, eh?) che mi sono arrivati per la collaborazione li ho apprezzati molto e per due motivi diversi: delle formine adorabili e adatte per i bambini con cui ho voluto preparare delle mini-angel cakes davvero soffici come nuvole e degli stampi da semifreddi o gelati con cui mi sono divertita un sacco, anche perché, diciamocelo pure, oggi è già Estate (almeno qui nella mia Sicilia) e un buon semifreddo, per di più al pistacchio, non lo si può negare a nessuno.

Semifreddo con yogurt e pistacchi



Ingredienti
- 100 gr di panna fresca
- 125 gr di yogurt al pistacchio
- 2 cucchiai di farina di pistacchio
- 3 cucchiai di zucchero
- 3 fogli di gelatina (colla di pesce)
- stampi (Silikomart, Easy Cream, Tango)

Preparazione. Ammollate la gelatina in un recipiente con acqua fredda. Quando è morbida strizzatela, e fatela sciogliere in un pentolino con due cucchiai di panna e lo zucchero. Quando sarà raffreddato, inserite lo yogurt e la panna ben montata. Mescolate il tutto con la spatola, non facendo smontare la panna. Infine aggiungete la farina di pistacchio. Versate il composto negli stampi. Lasciate in freezer per almeno due ore. Bon appètit.

Baby-mini-Angel-cake



Ingredienti
- 3 albumi d'uovo
- 50 gr di farina 00
- 60 gr di zucchero
- 1 bustina di vanillina
- 1,25 gr di Cremor Tartaro 
- 1 pizzico di sale
- stampi (Silikomart BabyLine, Happy Sea)

Preparazione. Con la frusta elettrica sbattete gli albumi a neve, assieme al Cremor Tartaro. Aggiungete poi zucchero e vanillina, sempre montando con le fruste. Con la spatola inserite la farina setacciata con un pizzico di sale: non smontate il composto. Versate il contenuto negli stampi, facendo attenzione a riempirli tutti, premendo bene. Infornare a 170° per circa 15 minuti. Sfornate e date una spolverata di zucchero a velo. Bon appètit.

lunedì 20 maggio 2013

La torta delle tre mele



Ve lo chiedo, miei cari: con tre mele si può? Per rispondere è giusto fare ricorso a degli illustri esempi paradigmatici del nostro memorabile passato. Quando penso ad una mela mi viene subito in mente quel frutto rosso che Eva addentò per prima, secondo la Bibbia: fortunata, lei, ad essere stata la prima a gustarne la sua succosa bontà. E allora mi chiedo: chissà quale delle tantissime varietà del globo avrà assaggiato la nostra first woman? Passando dal sacro al profano, il pensiero approda ad un reame antico, dove una mela avvelenata è stata a ragione resa nota al mondo da un gruppo di fratelli strampalati e amanti delle fiabe: quella di Biancaneve è di sicuro una mela rossa, dal fascino disarmante, ma dalla forza mortale ed avvincente. E cosa dire, invece, del povero Guglielmo Tell, che dovette colpire con una freccia una piccola mela posta sul capo del suo spaventatissimo figliolo? E poi mi ritorna in mente la mela della discordia, quella che fece strappare i capelli ad un gruppetto di splendide divinità dell'Olimpo, troppo viziate e troppo presuntuose, da ritenersi, prima che qualche Regina Cattiva ne reclamasse il titolo, le più belle. Beh, che dire: da tutti questi esempi questo frutto ne ha combinate delle belle! Litigi, morti, leggende, sonni profondi, ferite al cuoio capelluto, perfino il peccato originale! Che ci sia, fin dalla notte dei tempi, una congiura contro la Mela? Me lo son chiesto davvero. Ma no, ma no, non è proprio così, mi son detta. Mela vuole anche dire novità (pensate alla Apple!), vuol dire opportunità (pensate alla "Grande Mela", una New York tutta da addentare) e vuol dire scoperta (vi dice qualcosa quel geniaccio di Newton?). E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, la mela è un frutto succulento, dissetante, curativo, che può, da solo, sostituire una merenda, completare appieno un pasto giornaliero. 


Dopo averne mangiate a sazietà, in questi giorni, stamattina ne ho trovate soltanto le ultime tre (anche i miei figli hanno svuotato la dispensa, adorano la frutta!). E mi son detta: che cosa m'invento con queste tre mele? Secondo i paradigmi di cui sopra avrei potuto: 1) avvelenarne qualcuna e regalarla ai noti parenti serpenti (no, non sono così crudele, andiamo!); 2) addentarle tutte e tre e soffrire le doglie del parto (ho già contribuito ben due volte nella mia vita, quindi penso che basti, perdinci!); 3) metterne una sulla testa dei miei figli e cercare di infilzarla con una forchetta (e se gli cavassi un occhio? No, meglio non farlo); 4) usarle per scoprire qualche nuova legge fisica o astronomica (magari fare luce su quei neutrini così presuntuosi da credere di viaggiare più velocemente della luce); 5) gettarne una nel bel mezzo di un banchetto nuziale e far adirare tutti i presenti (buona idea, ma sarà per un'altra volta). Oppure, pensandoci bene, 6) potrei preparare una fantasiosa ma semplicissima Torta delle tre mele (già il nome è tutto un programma, giusto?). Bene, allora non vi resta che vedere come è venuta. Ma non preoccupatevi: non è soporifera, né istigatrice di liti divine, né colma di cianuro. Anzi, secondo me è buonissima. E ditemi: con tre mele, si può?


Ingredienti
- 4 uova medie
- 250 gr di zucchero
- 300 gr di farina 00
- tre mele Golden
- scorza grattugiata di 1 limone
- 100 ml di olio di girasole
- 1 tazzina da caffè di latte
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 bustina di vanillina
- 1 pizzico di sale
- zucchero di canna q.b.
- burro q.b.

Preparazione. Prendete due ciotole. Nella prima sbattete le uova con lo zucchero. Nella seconda mescolate la farina, il sale, la vanillina, il lievito. Tornando alla prima, aggiungete, mescolando con le fruste elettriche, l'olio, il latte e la scorza di un limone. A questo punto unite il contenuto delle due terrine, ma non fate smontare il tutto (usate una spatola). Tagliate una delle tre mele a pezzetti piccoli e aggiungetela a questo impasto. Foderate di carta forno uno stampo di circa 24/25 cm di diametro e versate il composto. Sbucciate e tagliate a rondelle le due mele restanti, quindi coprite la superficie della torta con esse. Spolverate le mele con dello zucchero di canna e mettetevi sopra anche qualche ciuffetto di burro. Infornate a 170° per circa trenta minuti. Sfornate e bon appètit.



sabato 4 maggio 2013

Gustare un profumo: Pancakes alle zagare



La delicatezza di un profumo inebriante. Il giardino punteggiato da stelle candide, che splendono al Sole pallido di Primavera. I petali trasportati dal vento, che con un soffio li disperde, in lontananza. I fiori delle arance, le zagare del mio giardino, mi riempiono di gioia: questo è il momento dell'anno in cui l'aria profuma davvero di vita, di natura, di verità. Non c'è smog che tenga, né fumo, né inquinamento che possano infrangere la magia di questa fragranza. Ma durerà per poco, vedo già i fiori diminuire, i petali giocare con il vento, un gioco troppo pericoloso, emblema del tempo che scorre, del ritmo incessante della natura, che mai s'arresta, mai riposa. E verrà l'estate, e andrà via il profumo. Ma resterà nella pelle l'essenza di una Primavera splendida, come queste zagare. Poeticamente coinvolta e quasi emozionata, ho voluto portare questi fiori anche nella mia cucina. Sì, sono commestibili e, facendo qualche ricerca (mentre c'ero, mi toccava!), ho scoperto anche che sopratutto le zagare hanno effetti vitalizzanti formidabili (contro il nervosismo, la stanchezza e problemi digestivi). Per i bambini sono ottime, per garantire un sonno più tranquillo. E' diffusa inoltre l'estrazione di un olio essenziale alle zagare, detto "neroli", dal cognome di una duchessa che amava a suo tempo profumarne i suoi guanti. E io, come li ho usate questa comete profumate? Li ho messe nei pancakes. Comete nei pancakes? No, zagare nei pancakes! Lo so, è un po' strambo, ma di sicuro originale e, vi assicuro vi giuro credetemi, il risultato è magnifico: riuscirete magicamente a "gustare" un profumo. Il mio piano era proprio questo: un'altra mission (im)possible, praticamente! Quando ho addentato il primo pancake (il primo che io abbia mai preparato da me, d'altronde!) ho gustato quel profumo, ho sentito un sapore fruttato che a parole non potrò mai spiegarvi appieno. Mi ha lasciato senza parole. La ricetta è veloce almeno quanto il "divoramento" a cui ho assistito, quando, a colazione, li ho presentati ai miei cari. Se aveste la possibilità, vi invito a provare: assaggerete un profumo col palato, per la prima volta. E non sarà mai l'ultima.


Ingredienti
- 150 gr di farina 00
- 1 uovo
- 100 ml di latte
- 40 gr di zucchero
- manciata di zagare
- miele di zagara q.b.
- 1 cucchiaino di lievito per dolci
- 1 pizzico di sale

Preparazione. Sbattete le uova con zucchero, latte, farina, lievito e sale. Mescolate bene per unire bene tra loro tutti i vostri ingredienti. Immergete i fiori delicatamente in un po' d'acqua (giusto per pulirli), ma non fateli sciupare e adagiateli poi su carta assorbente. Prendetene soltanto i petali e versateli nell'impasto. Mescolate. Su una padella antiaderente, ben riscaldata, adagiatevi un po' di impasto, preso con un mestolo della grandezza che preferite. Voltate il pancake quando vedete le bollicine, usando una paletta per aiutarvi. Cuocete ambo i lati, facendo attenzione a non bruciarli: è una cottura velocissima, di pochi minuti. Sistemateli su un piatto, magari uno sull'altro. Sciogliete il vostro miele, dandogli la consistenza che volete. A questo punto versatelo più o meno abbondantemente sui pancakes e gustateli preferibilmente caldi. Bon appètit. 










Con questa ricetta partecipo al Contest: Quick e Easy


Con questa ricetta partecipo al Contest: Colori in cucina



lunedì 29 aprile 2013

Mission (Im)possible: Tocchetti di pollo al latte con piselli freschi



Oggi ho sostenuto una Mission (Im)possible: preparare una ricetta sana, simpatica, soddisfacente e sbrigativa, in poco meno di 30 minuti. Mi son detta: ce la posso fare. Mi son detta: lo devo fare. Mi son detta: puntiamo il cronometro. Sì, ho voluto cimentarmi, ho voluto mettermi alla prova. E sapete perché? Perché c'è ancora chi frequenta più il banco dei surgelati che i propri fornelli; perché c'è chi pensa di non avere la forza di cucinare, dopo una giornata di lavoro o di studio; perché c'è chi è assorbito quotidianamente dagli impegni, dalle preoccupazioni, dai telegiornali, e non riesce più a godersi una mezzora tutta per sé (figuratevi una stanza, di questi tempi costa caro l'affitto, vero, Virginia Woolf?); perché c'è chi rientra tardi la sera e trova il supermercato vuoto, spento, ma un fastfood ancora aperto; perché c'è chi ha perso l'amore per il cibo e per la cucina, e crede che questo affetto sia irreversibile, e mai più tornerà indietro. Ebbene, io non ci sto: la Mission (Im)possible di quest'oggi è recuperare quella gioia di fare, quel soffio vitale di brio, quell'entusiasmo nel cercare gli ingredienti giusti, quell'innamoramento graduale, l'emozione della prima forchettata. La felicità si costruisce impastando e non frugando tra scatolette taglienti; la serenità lievita come un buon panettone e non sta in un panino sconosciuto; l'euforia schizza sul cuore come olio bollente e non ha il suono del microonde. Sono fiduciosa e spero che la mia missione (che penso sia riuscita secondo i piani) sia valsa a qualcosa. La ricetta con cui mi sono sottoposta alla prova è un secondo piatto semplicissimo, delicato, salutare. Prima di partire con l'esperimento con il procedimento, è bene che io inserisca qualche buona premessa. 

Premessa numero uno: tutti coloro che intendono preparare un piatto come si comanda, devono disintossicarsi dal banco "Alimenti surgelati per lavoratori stacanovisti" e da quello di "Monoporzioni striminzite per laureandi senza casa". Per disintossicarsi bisogna recarsi alla sede principale dello studio integrativo "Cattivi consumatori anonimi".
Premessa numero due: è assolutamente vietato preparare suddetto piatto con ingredienti non freschi, che siano in scatola, in lattina, in polvere, in boccetta, in spray. E' consentito recarsi al (super)mercato per ricercare ingredienti di stagione, possibilmente riconoscibili, etichettati e dalla sicura provenienza (non sono ammessi OGM, quindi). 
Premessa numero tre: se si è decisi a non seguire una delle due premesse di cui sopra, non si potrà mai superare la Mission (Im)possible e, di conseguenza, salvare l'organismo dagli alieni che abitano i surgelati e dalla colonia di marziani indiavolati che popolano le bustine di cibo "pronto". Il corpo, quindi, si autodistruggerà, in breve tempo.


Nel caso in cui le premesse siano state seguite alla lettera, è ora possibile cominciare dal reperimento degli ingredienti. Vi servono: 200 gr di petto di pollo (non vi azzardate a comprare i bocconcini di pollo surgelati, è un'eresia!); 2-3 cucchiai di farina 00 q.b. (no, non la trovate nel banco frigo, se è questo che stavate pensando); 300 gr di piselli freschi (ho detto "freschi", quindi dovete comprare dei bei baccelli, e non delle scatoline da collezionare - io, per la cronaca, ho usato i miei piselli di orto, di cui vado fierissima!); 1 scalogno (non vi preoccupate, la disintossicazione è una cosa dura, provoca amnesia, ed è normale che non ricordiate cosa sia); latte parzialmente scremato q.b. (se non fate colazione da tanto tempo, fate un corso accelerato su latte e latticini, mi raccomando); olio extravergine d'oliva q.b. (sì, serve per anche friggere, ma non è quello che vedete nei fastfood!); sale e pepe nero q.b. (questi ve li ricordate, chissà quanto ne mettete sulle patatine fritte, mannaggia a voi). Bene, adesso siete pronti per cominciare davvero: munitevi di tutti gli ingredienti qui sopra elencati e, come regola principale, disponeteli sul vostro piano di lavoro, per evitare perdite di tempo e ricerche al tesoro di ingredienti persi in dispense-sabbie mobili. Siete ancora vivi? Allora procediamo sul serio, ragazzi. Io punto il cronometro: pronti, partenza, via!


Ore 20:00 (prendiamo quest'orario come punto di partenza, perché potrebbe essere quello più indicato per mettervi ai fornelli, appena rientrati a casa dal lavoro, per esempio): tutto tace in cucina. Togliete i piselli dai baccelli e, nel frattempo, mettete a scaldare dell'acqua in un pentolino, con un pizzico di sale. Quando avete terminato (non ci vuole tanto, suvvia!) mettete i piselli nel pentolino e fateli bollire un po'. Non siate lenti: il tempo scorre.
Ore 20:05: il passaggio numero due sarà impegnativo, fate molta attenzione ai raggi laser, mi raccomando. Tagliate a tocchetti piuttosto piccoli, più o meno simili il vostro bel petto di pollo. Se siete riusciti a farlo, siete già sulla buona strada: ma non mollate adesso, resistete dall'accendere la televisione, perché c'è ancora tanto da fare.
Ore 20:08: il pollo è tagliato bene? Allora ci siamo, adesso dovete infarinarlo. Un consiglio anti- spreco di tempo, un consiglio da vera Mission (Im)possible: mettete la farina in un sacchetto di plastica per alimenti e mettetevi dentro anche i vostri tocchetti. Agitate un po': se avete seguito alla lettera, il risultato della operazione sarà un'infarinatura super rapida. Togliete i tocchetti dal sacchetto: operazione completata con successo.
Ore 20:10: non prendete tutto alla leggera, è vero che mancano venti minuti alla fine della prova, ma siamo solo a meno di metà del percorso! Tritate lo scalogno finemente e mettete a scaldare una pentola con un filo d'olio extravergine d'oliva (annusate la sua bontà, la sua fragranza: siete ancora convinti che sia olio per friggere?)
Ore 20:12: ci siamo, ecco che arriva la cottura vera e propria. Scolate i piselli, mettete lo scalogno nella pentola con l'olio e aggiungete anche i vostri bellissimi tocchetti di pollo infarinati. Li sentite un po' sfrigolare? Questi suoni sono musica per le vostre orecchie: ascoltate, ascoltate, ma ogni tanto date pure una mescolata e non siate pigri (ché il pollo non si cuoce mica da solo, ha bisogno del vostro olio di gomito!).
Ore 20:17: la missione sta per volgere al termine: resistete, abbiate fiducia. Passati questi primi cinque minuti di cottura, versate in pentola anche i piselli che avevate sbiancato precedentemente. A questo punto è il momento di salare. No, non come fate di solito con le patatine surgelate: salate poco, ché troppo sale fa male. Il giusto, la via di mezzo, la misura, poco quanto basta, ecco. E ricordate: è sale, non zucchero (non si sa mai!).
Ore 20:21: ora viene il bello, state accorti e non abbiate paura, siete alla fine del cerchio. Versate il latte parzialmente scremato, quanto basta per ricoprire i tocchetti. Non fateli affogare, per amor del cielo, non sono mica i vostri nemici: sono il vostro cibo, la vostra creazione, la vostra cena. Amate ciò che mangiate, ciò che cucinate: non sapete quanto amore per voi vi verrà restituito.
Ore 20:25: avanti, fate un respiro di sollievo. Passati questi pochi minuti, il latte si sarà addensato e ristretto. Ci siete: spegnete il fuoco e pepate. Anche qui, devo ripetervelo: non abusate col pepe, anche se la missione sembra essere andata a gonfie vele. Il premio maggiore sarà la soddisfazione, ma una sana. Vi sentirete bene e con la pancia piena di buone cose, questa è la ricompensa giusta per voi.
Ore 20:29: ad un minuto dalla fine, ce l'avete fatta, ad un minuto dalla fine, avete completato la missione. Servitevi i tocchetti e fatelo con la grazia di un buon cuoco: ma servitelo per voi. Lo so che la tovaglia non è di lino. Lo so che non c'è nessuno con voi, che sono i libri da studiare o il conto del mese a farvi compagnia. Ma non importa: voi meritate un bel piatto, proprio bello. Bello come voi, come il vostro impegno.
Ore 20:30: il momento della prima forchettata. La Missione è divenuta Possibile e gli sforzi sono valsi a molto. Vi sentite sazi: d'amor proprio, di gioia, di tranquillità. Non accendete la tivù. Io vi consiglio un po' di musica, quella che più amate. Ascoltate il cibo, ascoltate la musica: ascoltate il vostro cuore che batte, il vostro stomaco che ringrazia, la vostra felicità fatta in casa. Bon appètit.
  
Con questa ricetta partecipo al Contest: Happyness is homemade


domenica 28 aprile 2013

I biscotti della vicina: Petits biscuits al cocco


Quant'è variegato il mondo dei vicini. C'è il vicino che ascolta ogni tua telefonata, se ti azzardi a mettere piede in terrazzo con il cellulare all'orecchio; c'è il vicino che taglia i rami del tuo albero, perché "usurpano la proprietà" altrui; c'è il vicino che pretende di avere l'erba più verde (e invece il suo giardino è il set di un nuovo film di Indiana Jones); c'è il vicino che ti chiede lo zucchero (e poi è lui ad avere una piantagione di canna da zucchero in qualche posto sperduto dell'emisfero australe); c'è poi il vicino che bussa alla tua porta per regalarti ogni tanto dei biscotti e darti pure la ricetta. Una delle mie vicine appartiene a questa ultima categoria, e mi posso definire "fortunata". Voi, invece, con quale vicino siete costretti a "convivere"? Per questi deliziosi biscottini ho seguito le sue dosi, ma ho deciso di prepararli al cocco, ché questa domenica m'ispirava così - è una domenica di primavera, leggera, leggera. Ho fatto anche una buona tazza di tè, io lo adoro classico, con una goccia di latte: è stato un momento che mi son voluta regalare, in questa giornata, prima di cominciare un'altra dura settimana. Allora spero vi piacciano e, se avete grane con qualche vostro vicino di casa, mangiatevi un biscotto e non pensateci più. 

Ingredienti
- 240 gr di farina 00
- 60 gr di farina di cocco
- 2 uova medie
- 100 gr di zucchero
- 100 gr di burro
- 1 pizzico di sale
- 1 bustina di vanillina
- 1 cucchiaino di lievito per dolci

Preparazione. In una ciotola mettete le due farine, lo zucchero, la vanillina, il sale e il lievito. Mescolate. Aggiungete il burro freddo, tagliato a tocchetti. Mescolate ancora, frizionando con le mani. Fate una fontana e al centro versate le due uova intere. Sbattetele e impastate il tutto sempre con le mani. Ottenete un impasto liscio e omogeneo. Lasciatelo riposare per circa 10 minuti. Mettetelo in un sac-à-poche con la bocchetta rigata e formate i vostri biscotti. Adagiateli su una teglia ricoperta di carta da forno e infornateli a 200° per circa 3-5 minuti (state attenti: appena sono leggermente dorati, sfornateli subito!). Lasciateli raffreddare, così si induriscono un po', ottenendo la loro giusta consistenza: saranno pronti per una buona colazione o per qualsiasi momento della giornata in cui vi andrà di mangiarne uno. Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Keep calm and drink tea

mercoledì 27 marzo 2013

Occhi di bue al limone



La Pasqua si avvicina, so già che in un batter d'occhio sarà passata ed io non me ne sarò neppure accorta. Intanto, da una settimana a questa parte, percepisco nell'aria la peculiare atmosfera pasquale. Ogni festività ha una sua atmosfera, determinata da elementi diversi, ed è una sensazione difficile da spiegare a parole: è come se ogni festa avesse il suo profumo. Io ai profumi sono molto legata, anche a questo devo il nome del mio amato blog: ai profumi do attenzione e associo immagini e ricordi. Quando penso alla Pasqua mi viene in mente la mia Pasqua in Svizzera, durante la mia infanzia. Lì è molto sentita: si fa una sorta di caccia al tesoro, più propriamente alle uova! I bambini, investigatori per un giorno, corrono nei prati in cerca dei nascondigli in cui "i grandi" hanno celato le loro sorprese di cioccolato. Io amavo questo gioco, ricordo la gioia, l'euforia e l'esultanza. Era un giorno adorabile e la Pasqua diventava indimenticabile. Quando avrò dei nipoti vorrei ricreare la stessa emozione nei loro visi. Un altro ricordo è legato a questa festa e alla ricetta semplicissima che oggi mi andava di proporvi. A Pasqua mia nonna faceva gli occhi di bue al limone: mio nonno adorava i limoni (soprattutto quelli autentici di Sicilia) e detestava la marmellata, perciò, quando qualche zio dalla Sicilia ci veniva a trovare lassù, portandoci come omaggi i profumati limoni siciliani, simbolo di nostalgie piacevolissime a quel tempo, per chiunque immigrato, mia nonna era pronta, col suo mattarello, a preparare questi biscotti memorabili, che anche quest'anno non ho potuto non riproporre alla mia famiglia. 


La crema al limone per farcirli la faceva lei, ma io non ho voluto cercare di rifarla, per non violare il ricordo dolcissimo di qualcosa di remoto che rimarrà indelebile ed insostituibile: per questo motivo ho usato un prodotto dell'azienda Bacco, una crema al limone raffinatissima che mi ha proprio convinta e che ho ritenuto perfetta per questa ricetta, data la somiglianza con "l'originale". Intrisi di ricordi sinceri sono questi occhi di bue, pur nella loro essenzialità. Per me Pasqua è anche questo ed ho voluto esprimervelo a parole e su un piatto da dolce.  

Ingredienti (per circa 30 biscotti)
Per la pasta frolla
- 350 gr di farina 00 (io Molino Chiavazza)
- 125 gr di zucchero
- 125 gr di burro
- 2 tuorli
- 1 uovo intero
- scorza grattuggiata di 1 limone
Per la farcia
- 1 barattolo di Cremosa di Bacco al Limone
Per la decorazione
- zucchero a velo q.b.

Preparazione. Su una spianatoia mettete la farina, il burro freddo tagliato a tocchetti. Con le mani cercate di mischiare il tutto, lasciando l'impasto un po' "sabbioso", non amalgamato. Al centro mettete lo zucchero, i tuorli e l'uovo intero, infine la scorza grattugiata di un limone. Impastate bene il tutto, ottenendo una pasta frolla liscia ed omogenea. Ricoprite con della pellicola e lasciate in frigo per almeno una mezzora. Quando è ben fredda, stendete col mattarello una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore. Con le formine (di diametri diversi, uno più grande, l'altro più piccolo) realizzate i vostri cerchi, alcuni senza il buco, altri sì. Metteteli su una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 170° per circa 10 minuti. Appena sono pronti (non fateli troppo dorati), sfornateli. Quando saranno freddati, spalmate un po' di crema sui biscotti interi. Ponete su di essi i biscotti col buco, già spolverizzati con lo zucchero a velo (in questo modo eviterete di sporcare la crema centrale). Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: La ricetta della tua infanzia

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Con questa ricetta partecipo al Contest: Color Food


martedì 19 marzo 2013

PerBacco: Zuccotto croccante al pistacchio



Bronte è la casa del pistacchio, che è un bene inestimabile, una gemma bella e preziosa, una goduria per tutti i sensi. Questo oro verde-smeraldo, che trova la sua famosissima sede nella zona brontese, è uno dei prodotti principali dell'Azienda Bacco, con cui ho instaurato una collaborazione seria e piacevole. Per l'occasione ho pensato ad alcune leccornie particolari e golose, che man mano vi posterò, in cui tento di rendere giustizia a una serie di prodotti dolciari e culinari che mi hanno lasciato senza parole e con l'acquolina in bocca per la bontà, la raffinatezza, la genuinità. Oggi ho voluto preparare uno zuccotto (rigorosamente al pistacchio, ma ci tengo a precisare, come più in là vi mostrerò, che l'Azienda Bacco è specializzata anche in molto altro, in tante, luminosissime materie prime, anche e soprattutto siciliane, naturalmente): mia madre li adora, ne fa sempre di mille tipi diversi, ma io li faccio raramente (già bastano i suoi ad essere buonissimi!). Anche io ho voluto cimentarmi e ho cercato di creare un dolce che fosse una nuvola sofficissima, dal sapore unico, ma dal tono deciso, grazie a pezzetti di torrone di pistacchi (altra leccornia per cui mi romperei tutti i denti se fossi vecchiotta, anche soltanto per il gusto di mangiarlo tutto, tant'è buono!). Assaggiate anche voi questo mio zuccotto e fatevi ammaliare dall'irresistibile essenza del pistacchio. 


Ingredienti (dosi per quattro zuccotti)
Per il pan di spagna
- 4 uova
- 200 gr di farina 00
- 200 gr di zucchero
- 1 bustina di vanillina
- 1 bustina di lievito per dolci
- 4 cucchiai d'acqua
Per la bagna
- 1 bicchiere d'acqua
- 1 cucchiaio di zucchero
- 1 pizzico di cannella
Per la crema
- 250 gr di panna da montare
- 1 cucchiaio di zucchero a velo

Preparazione. Cominciate dal pan di spagna. Separate in tuorli dagli albumi. Montate quest'ultimi a neve e metteteli da parte. Ai tuorli aggiungete lo zucchero, sbatteteli con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto spumoso e biancastro. Aggiungete qui i quattro cucchiai d'acqua e, sempre mescolando, la vanillina,la farina, il lievito e gli albumi. Usate a questo punto una spatola per non smontare il tutto. Infornate in una teglia ricoperta di carta da forno a 180° per circa 20/25 minuti. Appena pronto, lasciate raffreddare. Adesso montate la panna con un cucchiaio di zucchero a velo. Aggiungete la crema di pistacchio La favolosa di Bacco e spezzettate il torrone. Prendete una piccola boule di vetro dal diametro di circa 12 cm, ricopritela di pellicola (e fatela fuoriuscire un po'). Tagliate il pan di spagna a fette spesse un centimetro e adagiatele all'interno della boule, facendole aderire bene. Spruzzate il pan di spagna così disposto con la vostra bagna (la ottenete facendo bollire dell'acqua con zucchero e cannella, lasciandola poi raffreddare, per usarla adesso). Al centro riempite con la vostra crema di panna, pistacchi e torrone spezzettato. Chiudete con altre fette di pan di spagna, spruzzate di nuovo con la bagna. Con la pellicola che fuoriesce chiudete bene il tutto. Ponete la boule nel freezer per quindici minuti. Allora capovolgete e cospargete tutta la cupola con uno strato della vostra crema. Spolverate bene con la farina di pistacchio e qualche pezzettino di torrone per guarnire. Servite freddo lo zuccotto ai vostri ospiti. Bon appètit.

venerdì 22 febbraio 2013

Scaloppine al cartoccio con gelatina di dolcetto, radicchio e stracchino






Non sono una persona che ama bere: mai stata ubriaca, dico davvero (e ne sono contenta, miei cari). Con il vino ho un rapporto amichevole e di cortesia, nel senso che ne bevo un goccetto d'accompagnamento in occasioni abbastanza rare (cene con amici e parenti, cerimonie varie). Per farvi capire, quando preparo un risotto non mi scolo una bottiglia, al massimo assaggio pochissimo. Ma, a parte la mia personale non-dipendenza da vino, l'accostamento cibo-vino è raffinato e perfetto. In cucina apprezzo moltissimo l'uso del vino nelle ricette e, quando nella boite magique di Mariangela Prunotto ho trovato la gelatina al dolcetto, ho spremuto bene le meningi per usarla al meglio, per valorizzarne il gusto particolare. L'idea è stata un po' bizzarra, stavolta, ma, visti i risultati, mi sembra anche simpatica. Ho pensato ad una scaloppina al cartoccio. Dovete sapere che la scaloppina da me va forte, è proprio gettonata, ve lo assicuro: quindi i miei commensali sono rimasti ovviamente contenti. L'uso del radicchio e dello stracchino mi è parso azzeccato: il gusto dolce della gelatina, assieme a quello del formaggio, si sposa con il sapore più stridente del radicchio. La cottura in cartoccio al forno ha donato alla carne la morbidezza giusta. Sono soddisfatta della ricetta, adesso ve la spiego.






Ingredienti
- 4 fettine di vitello (sottili)
- 100 gr di stracchino
- radicchio rosso q.b.
- 1/2 scalogno
- olio evo q.b.
- farina 00 q.b.
- sale e pepe q.b.

Preparazione. In una padella versate un po' d'olio extravergine d'oliva dove soffriggete mezzo scalogno tritato finemente e le foglie di radicchio tagliate a pezzi. Salate e pepate. Cuocete solo per qualche minuto e mettete da parte. Infarinate le fettine di vitello. Tagliate della carta da forno in forme circolari e al centro di ogni cerchio ponete la fettina infarinata. Cospargete questa con due cucchiaini di gelatina al dolcetto e 25 gr di stracchino. Ponete sopra una cucchiaiata di radicchio da voi preparato. Chiudete il cartoccio con un filo di spago. Infornate a 180° per dieci minuti. Aprite il cartoccio e servite calde le vostre scaloppine. Bon appètit.








Con questa ricetta partecipo al Contest: Dolcemente salato



mercoledì 6 febbraio 2013

Pignolata glassata



Una cosa fantastica di noi food blogger è il fatto che ogni festa che arriva ci porta sempre ad assaporarne le più disparate sfumature, realizzate praticamente, con le nostre mani, in piatti sempre diversi, calorosi, di spirito. Lo spirito del Carnevale ha preso anche me, ma soltanto dal punto di vista culinario: è una festa antichissima, presente persino, in forme naturalmente differenti, ai tempi dei Greci, quando tutto e tutti mutavano aspetto, l'illecito si mescolava al lecito, il sacro col faceto, il riso con la lacrima, il mostro con la bellezza, il bene col male, il ricco col povero. Il bianco col nero, penso subito, proprio mentre sto scrivendovi, guardando la mia pignolata. Anche questa ricetta la devo a Messina, protagonista dell'appuntamento di questo mese con Profumo di Sicilia. Devo ammettere che, per la ricetta che doveva caratterizzare la città, sono stata a lungo indecisa, tra la pizza e questo meraviglioso dolce. Dopo aver preso la mia decisione, tuttavia, la voglia di prepararlo mi è rimasta comunque, così che oggi, di buon'ora, mi son data da fare, riempendo la mia cucina d'odor di fritto. Il fritto è poi una cosa prettamente "carnevalesca": penso alle chiacchiere o bugie, naturalmente, e penso anche che nei prossimi giorni devo prepararne o procurarmene necessariamente. Qualche quintale dite che mi basterà? Ma torniamo seri (ma questo post, data la festività, non lo sarà di certo!) per descrivervi la ricetta che vi propongo oggi. La pignolata che ho fatto io è quella glassata, al cioccolato e al limone, che si prepara tantissimo durante questo periodo, proprio per Carnevale (ve lo dico perché una mia vicina di casa me ne regala sempre un vassoio pieno!): questo dolce, tipico di Messina, ma anche di Reggio Calabria, deriva dalla più antica "pignolata al miele". Si dice che quest'ultima, la quale prevedeva la frittura nello strutto di piccoli pezzi di pasta, a forma di pigne, sui quali veniva poi versato dell'abbondante miele (svengo al sol pensiero, per l'acquolina!) venne modificata in questa versione più "aristocratica", se capite cosa poteva significare tempo fa questa parola. E devo dire, con tutta sincerità, che i nobili non amavano molto i piatti light, dato che, per far uno smacco alla ricetta "povera", si prendevano lo sghiribizzo di usare il cioccolato, bontà da re, e il limone di Sicilia, assolutamente intramontabile. Credo di essermi dilungata a dovere, perciò gustiamoci il procedimento.



Ingredienti
Per le "pigne"
- 250 gr di farina 00
- 2 uova intere
- 1 tuorlo
- 1 pizzico di sale
- 50 gr di burro 
- 100 gr di zucchero

Per la glassa al limone
- 1 albume
- 1 pizzico di sale
- succo di 1/2 limone
- 125 gr di zucchero a velo

Per la glassa al cioccolato
- 100 gr di cioccolato fondente
- 125 gr di zucchero a velo
- 2 cucchiai d'acqua
- 1 pizzico di cannella
- 1 noce di burro

Per friggere
- olio evo q.b.

Preparazione. Fate una fontana con la farina, al centro mettete il sale, le uova, il tuorlo, lo zucchero e il burro ammorbidito e fatto a pezzettini. Con una forchetta sbattete e impastate, poi, con le mani. Formate un panetto compatto e morbido. Avvolgetelo con della pellicola e mettetelo a riposare nel frigo, per almeno tre ore. Trascorso questo intervallo di tempo, prendete un po' del panetto e formate un cordoncino lungo ma più sottile di un dito. Ricavate dei piccolissimi tocchetti di pasta (di 1 cm) e infarinateli man mano per evitare che si attacchino. Friggeteli, a poco a poco, in abbondante olio extravergine d'oliva ben caldo, mescolandoli in modo da dare una cottura uniforme. Appena son dorati, scolateli su della carta assorbente, e metteteli da parte. A questo punto preparate le due glasse. In una ciotola sbattete, con le fruste elettriche, l'albume con un pizzico di sale. Quando è quasi montato, aggiungete zucchero a velo e il succo di limone. Continuate a montare, finché la crema non diventa densa, compatta e bianchissima. Allora prendete metà delle vostre "pigne" e mescolatele bene con questa prima glassa. Ponetele su metà di un vassoio o del piatto di portata che volete utilizzare. Per la glassa al cioccolato, sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente fatto a pezzettini, assieme allo zucchero a velo, alla cannella, alla noce di burro e all'acqua. Mescolate sempre per ottenere una crema densa e omogenea. Versatevi la restante metà delle "pigne" e ponetela sul vassoio, accanto a quelle precedenti. Lasciate raffreddare e bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Contest di presentazione


Con questa ricetta partecipo al Contest: Friggere - Cre-azioni in cucina


Con questa ricetta partecipo al Contest: Dolci fritti




domenica 3 febbraio 2013

Profumo di Sicilia: Pizza alla messinese



Per il quinto mese consecutivo ritorna l'appuntamento con la mia rubrica regionale, Profumo di Sicilia, un viaggio sensoriale, culturale e gastronomico. Ammetto di essere molto carica e sufficientemente soddisfatta della ricetta del mese (spero piacerà anche a voi). Questa è la volta di un'altra nobile provincia siciliana, denominata anticamente Zancle: sto parlando di Messina. Grazie al suo porto e alla sua posizione (vicino all'omonimo Stretto) era considerata una delle città più ricche di tutta la regione e della zona del Mediterraneo, e, perciò, poté contendersi a lungo con Palermo il titolo di capoluogo. Molti la ricordano e la conoscono per il terremoto, seguito da un tremendo maremoto, che la colpì nel 1908, causando distruzioni e apportando terribili danni alla popolazione e non solo. Da queste calamità Messina è uscita trionfante e con impegno ed ha ingranato la marcia per la ripresa. Oggi è una città piena di tradizioni, con il doveroso sapore d'antico, tipico di certe zone della Sicilia. Molte sono le feste a cui i Messinesi sono tanto devoti: si va dalla processione dei due giganti Mata e Grifone, i fondatori mitici della città, alla processione della cosiddetta "Vara". Dal punto di vista culinario, potrei farvi un elenco davvero succulento: oltre alle tante specialità di pesce e ai parecchi piatti siciliani comuni anche alle altre province, le quali si incontrano, così, in certe tradizioni culinarie dotate di mille e mille versioni diverse, mi va di segnalarvi anche il tipico (e deliziosamente irresistibile) dolce messinese, la pignolata, composto da dolcetti a forma di piccole pigne, ricoperti di glassa o di miele. Ma veniamo adesso alla ricetta che io ho scelto per rappresentare i colori ed i sapori di Messina. La pizza alla messinese è ormai conosciuta anche nel resto d'Italia, poiché, in effetti, merita di essere famosa: è composta da semplici ingredienti che, messi bene insieme, rendono speciale una pizza così. Va detto che, con indivia, pomodori e alici sotto sale, a Messina si fanno anche i pidoni, simili a dei calzoni. Cucinarla per me e per voi è stato un gran piacere. Ora vediamo insieme come si prepara.

Pizza alla Messinese

Ingredienti (per due pizze)
Per il panetto
- 200 gr di farina 00
- 200 gr di farina di semola rimacinata
- 4 cucchiai d'olio evo
- 1 pizzico di sale
- 1 cucchiaino di zucchero
- 250 gr di acqua
- 20 gr di lievito di birra
Per il condimento
- 1 indivia riccia (o scarola)
- pomodori ciliegino q.b.
- 10 filetti di acciughe sotto sale
- 2 mozzarelle di bufala
- passata di pomodoro q.b.
- sale e pepe q.b.
- olio evo q.b.

Preparazione. Fate una fontana con le due farine e in un angolo mettete un pizzico di sale. Al centro versate l'olio. In un recipiente mettete acqua tiepida, un cucchiaino di zucchero e qui sciogliete il lievito di birra. Mescolate bene e versate al centro della fontana, mescolando ancora con l'aiuto di una forchetta. A questo punto impastate bene con le mani ottenendo un panetto liscio e omogeneo. Mettetelo in una ciotola, ricopritelo con un canovaccio umido e lasciatelo lievitare, per circa un'ora, in un luogo privo di correnti d'aria, aspettando che il volume raddoppi. Lavate e pulite l'indivia. Tagliate i pomodorini, scolate la mozzarella e fatela a tocchetti piccoli, pulite le acciughe. Quando il panetto è lievitato, dividetelo in due. Oliate la teglia e stendete la vostra pasta e ponetela sul fondo. Mettete in modo sparso pezzetti di acciughe, qualche cucchiaiata di passata di pomodoro, tocchetti di mozzarella, manciate di indivia e qualche pomodorino. Aggiungendo, per finire, qualche altro tocchetto di mozzarella, irrorate d'olio, salate, pepate e infornate a 220° per circa venti minuti. Bon appètit.

sabato 29 dicembre 2012

Cavatielli verdi con crema alla mozzarella di bufala



Venerdì ... spinaci! Eh, sì, stamattina, alla buon'ora, li ho raccolti freschi freschi dal mio orto. Non vi dico che verde, che colore: non potevo non farne una ricetta. Venerdì spinaci, ecco cosa mi son detta. Allora ho optato per la pasta fatta in casa: adoro la magia di impastare con le mani, per poi ottenere forme di pasta sempre diverse. Ho provato, stavolta, i cavatielli, che, dalle mie parti, chiamiamo, più tipicamente, "cavatieddi". Il condimento è d'una leggerezza unica: la mozzarella di bufala, col suo sapore unico, rende questo un primo piatto semplice e ben gustoso.


Ingredienti
Per i cavatielli
- 300 gr di farina di semola
- 3 uova
- 2 mazzetti di spinaci
Per la crema
- 250 gr di latte
- 1/2 cucchiaio di farina 00
- 1 pizzico di sale
- 120 gr di mozzarella di bufala
- noce moscata q.b.
- 30 gr di burro

Preparazione. Pulite e lessate gli spinaci. Riduceteli, poi, in purea. Su una spianatoia formate la classica fontana con la farina, unite le tre uova alla purea di spinaci ormai fredda. Lavorate bene il tutto e ottenete un panetto ben compatto. Da questo prendere un pizzico di pasta, quanto basta per fare una pallina piccola come una nocciola. Poi, con l'aiuto di due dita, premete e strisiate fino a ottenere la tipica forma del cavatiello. Dopo aver completato questa operazione, preparate il condimento. In un pentolino mettete il latte, la farina, il burro, la noce moscata. Mescolando portate ad ebolizzione. Tagliate a piccoli pezzi la mozzarella di bufala e unitela alla crema che è sul fuoco. Mescolate sempre finché la mozzarella non si sarà sciolta del tutto, dando gusto e corposità alla crema. Nel frattempo bollite in acqua salata i cavatielli. Infine conditeli con la crema alla mozzarella che avete preparato. Spolverate, se volete, con un pizzico di noce moscata. Bon appetit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: Sua maestà la mozzarella di bufala


domenica 4 novembre 2012

Dolcetti speziati con cioccolato bianco e gelatina alla melagrana



Voglio il Natale. Voglio mettermi ai fornelli e sfornare dolci all'impazzata. Sì, okay, okay: siamo appena all'inizio di Novembre. E intanto mi sbizzarrisco con le mie melagrane, neanche fosse capodanno. A questo punto credo che quella sera me ne papperò abbastanza (se ne rimarranno!). Stamattina mi sono data da fare e sono nati questi dolcetti: anche solo un boccone basta per provare un gusto speciale, a mio avviso. Devo dire che i biscotti di pan di zenzero sono davvero deliziosi ( ne farò ancora, mi sono convinta!), per non parlare della gelatina, non so nemmeno come mi sia venuta l'idea. Beh, allora procediamo, scopriamo insieme come assemblare il profumo di spezie, l'essenza di cioccolato bianco e il dolce succo della melagrana.


Ingredienti
Per i biscotti di pan di zenzero
- 180 gr di farina 00
- 80 gr di miele
- 1 uovo medio
- 80 gr di zucchero
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato
- 70 gr di burro
- 1 cucchiaino di cannella
- 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano
- 2 cucchiaini di noce moscata
- 1 cucchiaino di zenzero in polvere
- pizzico di sale
Per la gelatina alla melagrana
- 5 melagrane
- 4 cucchiai rasi di zucchero
- 2 cucchiai colmi di maizena
Per la decorazione
- 100 gr di cioccolato bianco 
- chicchi di melagrana q.b.


Preparazione. Cominciate dalla gelatina, dovrà essere fredda quando la userete. Sbucciate le melagrane e prendete tutti i chicchi. Passateli e ricavate circa 500 gr di succo. Aggiungete a questo lo zucchero e la maizena. Versate in un pentolino e sempre mescolando portate a completa ebollizione, fino ad ottenere la vostra gelatina. Versatela su una teglia e stendetela fino a raggiungere uno spessore di circa 1 cm. Lasciate raffreddare e mettete in frigo, per almeno due ore. Allora, a fine di questo intervallo, ricavate le forme che desiderate usando delle formine da biscotti. Adesso preparate i biscotti. In una ciotola mettete la farina, lo zucchero, tutte le spezie, il bicarbonato, il burro tagliato a tocchetti freddo, il miele. Cominciate a mescolare e ottenete un composto bricioloso. Aggiungete l'uovo e impastate, ottenendo un panetto ben sodo. Ricopritelo di pellicola e ponetelo in frigo per almeno un'ora. A questo punto stendete col matterello una sfoglia di circa mezzo centimetro. Ricavate le vostre sagome usando le stesse formine di prima. Adagiatele su una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 180° per circa cinque/dieci minuti (non fateli divenire troppo secchi). Sciogliete a bagnomaria il cioccolato bianco e bagnate la superficie dei vostri biscotti, dove appoggiate la gelatina e coprite con un altro biscotto, sempre immerso nel cioccolato, e decorate subito, prima che s'indurisca, coi vostri chicchi di melagrana. Ponete i dolcetti in frigo, ma tirateli fuori dieci minuti prima del momento di servirli. Bon appetit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: Dolcissimi assaggi


Con questa ricetta partecipo al Contest: Le maghe delle spezie


venerdì 12 ottobre 2012

Mini-muffins all'uva


Piccoli ma buonissimi. Mio marito, stamattina, mi ha portato una ricca cassetta di uva da tavola red globe, con gli acini succosi e tondeggianti. Appena l'ho vista ho pensato subito che dovevo farne qualcosa, dovevo mettermi subito al lavoro. E così ho realizzato dei mini-muffins dolcissimi, mi sono stupita anch'io della loro morbidezza. Sono venuti ben dorati, al punto giusto, hanno convinto tanto e, come tutte le cose buone, sono sparite dalla circolazione in meno di un attimo. No, non ho una famiglia di cavallette divoratrici, tutti apprezzano la bontà di una cucina appassionata e sincera, è da un po' che l'ho capito. Allora procediamo.


Ingredienti
Per dodici mini-muffins
- 1 uovo
- 150 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero semolato
- 150 gr di panna liquida
- 50 gr di burro
- 1/2 bustina di lievito
- 200 gr di uva red globe
- zucchero di canna q.b.

Preparazione. In una ciotola mettete il burro, a temperatura ambiente, e lo zucchero semolato. Lavorate con le fruste elettriche. Aggiungete l'uovo, la farina, il lievito ed infine versate la panna. Mescolate. Tagliate gli acini d'uva a metà, togliendo i semini fastidiosi, e inseriteli nell'impasto. Riempite i vostri pirottini per più della metà, cospargete con una manciata di zucchero di canna e infornate a 180° per circa venti minuti. Sfornateli e gustateli in un sol boccone. Bon appetit. 


Con questa ricetta partecipo al Contest: Muffin e Cupcake


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