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giovedì 4 luglio 2013

Tu es mon petit chou.


Tu es mon petit chou. Apparentemente sembrerebbe un po' un insulto. Letteralmente, "Tu sei il mio piccolo cavolo", non è che suoni proprio bene, avete ragione. Ma se pensate ai bigné (anche detti petits choux), allora il significato di quest'espressione appare manifestamente con tutta la sua dolcezza e tenerezza. "Tu sei il mio piccolo tesoro", dovremmo tradurre, o una cosa del genere. E' una frase molto tenera, a mio parere. I miei parenti, in Svizzera, la usano parecchio, soprattutto coi bambini. Ed ogni volta che mangio un bigné, penso: "Tu es mon petit chou". Sarebbe bello da dire tra fidanzati, magari si fa anche colpo, chi lo sa (oppure, se uno dei due partner sa cosa voglia dire realmente chou, può anche darsi che si arrabbi un po', all'inizio, no?). E, secondo voi, questi petits choux, che ho preparato con le mie manine, non sono degni di essere "il mio tesoro"? Okay, così sembra troppo "stile - Il signore degli anelli"! Gollum/Smigol mi chiederà i diritti d'autore, che ne dite? Speriamo di no. Allora vi regalo questi "tesori", la cui ricetta (semplicissima e notissima) spero custodirete e proverete. 
P.S. Ecco l'attimo della tenerezza: Voi, tutti voi che mi leggete, siete i miei "petits choux".


Ingredienti
Per la pasta choux
- 100 ml di acqua
- 100 gr di burro
- 100 gr di farina
- 1 pizzico di sale
- 3 uova (grandi)
Per la crema pasticcera
- 500 ml di latte
- 150 gr di zucchero
- 1 pizzico di bacca di vaniglia
- 1 pizzico di sale
- 60 gr di farina
- 4 tuorli d'uovo
Per la glassa di copertura
- 80 gr di cioccolato fondente 75% Venchi
- 1 cucchiaino di zucchero a velo
- 1 noce di burro
Per la cremina d'accompagnamento
- 60 gr di cioccolato fondente 75% Venchi
- panna liquida fresca q.b.


Preparazione. Cominciate dalla crema pasticcera. Al latte aggiungete 75 gr di zucchero, la bacca di vaniglia, il pizzico di sale. Mettete sul fuoco e portate ad ebollizione. Nel frattempo, in una ciotola sbattete i tuorli con il rimanente zucchero e la farina. Incorporate il latte caldo, mescolate bene e riversate nel pentolino. Mettete nuovamente sul fuoco e, sempre mescolando, aspettate che la crema si addensi. Spegnete il fornello e mettete la crema da parte. Se fate quest'operazione un giorno o la sera prima, vi trovate avvantaggiati, dal momento che la crema pasticcera verrà usata fredda. 
Passate alla pasta choux. In un pentolino mettete acqua, burro, sale. Portate ad ebollizione. Allora togliete il pentolino dal fuoco e aggiungete la farina, mescolando con l'aiuto della frusta. Mettete il pentolino nuovamente sul fuoco (moderato), mescolate fino a quando l'impasto si stacca facilmente dalle pareti del pentolino. Spegnete il fornello, lasciate raffreddare. Quando il composto diventa semi-freddo, aggiungete un uovo alla volta. Lavorate bene con la frusta per far assorbire il primo uovo, aggiungete il secondo, mescolate di nuovo e solo dopo aggiungete il terzo uovo. Risulta una pasta liscia, omogenea e consistente. Mettete questo impasto in un sac à poche dal beccuccio non troppo largo. Formate dei piccoli ciuffetti sparsi su una teglia coperta di carta da forno. Infornate a 200° per circa 20 minuti. Fate ben attenzione a dorarli bene. Vi consiglio, poco prima di sfornare, di prenderne uno, aprirlo e vedere che dentro sia ben asciutto. Se così, potete tirare fuori i vostri petits choux. Metteteli da parte e fateli raffreddare. Appena sono freddi, con l'aiuto di un sac à poche col beccuccio allungato e piccolo, fate un forellino e riempiteli di crema pasticcera, che avete tirato fuori dal frigo e lavorata un po' con le fruste elettriche (così sarà più morbida ed agevole). Mi raccomando, non rompete i bignè, durante questa operazione. 


A questo punto preparate la glassa. A bagnomaria mettete il cioccolato, la noce di burro e un cucchiaino di zucchero a velo. Mescolate bene il tutto, fino ad ottenere una cremina lisca ed omogenea. Prendete ciascun bigné e, capovolgendoli, immergete la punta in questa glassa. Ponete i petits choux nel frigo, almeno una mezz'ora prima di servirli. Come cremina di accompagnamento, molto deliziosa e goduriosa (mentre ci siamo, facciamo le cose per bene ed intingiamo il bigné anche qui!), sempre a bagnomaria, mettete in un pentolino il cioccolato fondente spezzettato e, a vostro piacere e secondo la consistenza che desiderate, aggiungete la panna, mescolando sempre. Accompagnate con questa cremina (quasi calda) i vostri petits choux ripieni di crema pasticcera. Bon appètit.

Come potete vedere, non ho proprio resistito!

venerdì 21 giugno 2013

Due stampi, due ricette

Se hai voglia di stampini originali e funzionali, chiama Silikomart. Se hai voglia di produrre in poco tempo cioccolatini, muffins, cupcakes e gelati, chiama Silikomart. Se hai voglia di qualche risata e di semplici ricette, chiama Profumo di semplicità. 

Allora, sono stata persuasiva? Lo so, gli slogan non sono il mio forte e la mia capacità oratoria è andata a farsi friggere (a proposito, un bel fritto di pesce mi va proprio stasera! Ma questo non vi interessa, naturalmente!). Eppure, anche se io non sono una brava presentatrice (mi chiamerebbero per qualche programma di televendite? No, non lo credo fattibile!), a parte gli scherzi, Silikomart non ha proprio bisogno di elogi o persuasioni da retori stravaganti. Gli stampini in silicone (lo avevate capito dal nome, eh?) che mi sono arrivati per la collaborazione li ho apprezzati molto e per due motivi diversi: delle formine adorabili e adatte per i bambini con cui ho voluto preparare delle mini-angel cakes davvero soffici come nuvole e degli stampi da semifreddi o gelati con cui mi sono divertita un sacco, anche perché, diciamocelo pure, oggi è già Estate (almeno qui nella mia Sicilia) e un buon semifreddo, per di più al pistacchio, non lo si può negare a nessuno.

Semifreddo con yogurt e pistacchi



Ingredienti
- 100 gr di panna fresca
- 125 gr di yogurt al pistacchio
- 2 cucchiai di farina di pistacchio
- 3 cucchiai di zucchero
- 3 fogli di gelatina (colla di pesce)
- stampi (Silikomart, Easy Cream, Tango)

Preparazione. Ammollate la gelatina in un recipiente con acqua fredda. Quando è morbida strizzatela, e fatela sciogliere in un pentolino con due cucchiai di panna e lo zucchero. Quando sarà raffreddato, inserite lo yogurt e la panna ben montata. Mescolate il tutto con la spatola, non facendo smontare la panna. Infine aggiungete la farina di pistacchio. Versate il composto negli stampi. Lasciate in freezer per almeno due ore. Bon appètit.

Baby-mini-Angel-cake



Ingredienti
- 3 albumi d'uovo
- 50 gr di farina 00
- 60 gr di zucchero
- 1 bustina di vanillina
- 1,25 gr di Cremor Tartaro 
- 1 pizzico di sale
- stampi (Silikomart BabyLine, Happy Sea)

Preparazione. Con la frusta elettrica sbattete gli albumi a neve, assieme al Cremor Tartaro. Aggiungete poi zucchero e vanillina, sempre montando con le fruste. Con la spatola inserite la farina setacciata con un pizzico di sale: non smontate il composto. Versate il contenuto negli stampi, facendo attenzione a riempirli tutti, premendo bene. Infornare a 170° per circa 15 minuti. Sfornate e date una spolverata di zucchero a velo. Bon appètit.

domenica 9 giugno 2013

Tarte tatin alle ciliegie


La tarte tatin mi ha sempre fatto simpatia. L'ho vista fare in televisione, preparata da eminenti e fantastiche blogger di fiducia, fotografata su libri di cucina che riempiono gli scaffali della mia memoria e della mia dimora. Eppure io non l'ho mai fatta. Qualcosa in contrario? Sarò l'unica, forse, ma io non l'ho mai fatta, oh! A volte è meglio essere sinceri, a volte è meglio non nascondersi dietro un dito: la verità produce ferite dolorose e la bugia costruisce trame che feriscono con dolore ancora più profondo. (Mamma mia, che discorsi seri!) E allora perché non dire che questa è stata la mia prima tarte tatin? Le esperienze sono tante e, finché avremo il tempo, non smetteremo di fare pratica. Ma ditemi un po': se il maritino si presentasse a casa con delle ciliegie invitanti, fresche fresche, che fareste voi? Io ipotizzo almeno quattro possibilità, vediamo se siete d'accordo. Possibilità numero uno: dissuadete il maritino a fare una rapida scorpacciata di ciliegie, imboccandovi a vicenda (che cosa romantica!). Possibilità numero due: ci fate un crumble od un clafoutis, dal momento che sono di moda e andate sul sicuro (sicura è soltanto una cosa, purtroppo!). Possibilità numero tre: ricordandovi che, nel caso delle ciliegie, "una tira l'altra", vi mettete alla finestra e le tirate addosso ai passanti (questa possibilità è più pazza delle altre e avrei dovuto optare per questa!). Ora veniamo alla possibilità numero quattro: ci fate una tarte tatin, dal momento che non ne avete mai fatta una e siete imperdonabili (io ho scelto questa, anche se le altre erano più allettanti). 


Vi devo ammettere un'altra cosa: la tarte tatin è semplicissima. Il nome mi ha sempre fatto simpatia, ma a volte il nome, di solito un bel francesismo d'alta cultura culinaria, nasconde complicati intrecci di tecniche stravaganti e pazzesche. Invece no, la tarte tatin si mostra tranquilla e poco complicata. Due note negative le vorrei comunque fare. (Oggi ho la mania di fare elenchi strani, ecco). Nota numero uno: potete scottarvi facilmente quando tenterete di ruotare la tarte (e non ditemi che non vi è mai successo!). Nota numero due: prima di potervi pappare per la prima volta la vostra bellissima tarte tatin, dovete attendere pazientemente ben quaranta minuti in tutto (mica cinque minuti, ecco ...). Ma, in fin dei conti, ne vale davvero la pena: come sempre, in cucina, ogni sforzo è ripagato, ogni scottatura è un premio, ogni fatica è amore.

Ingredienti (per una tarte di 17 cm di diametro)
- 250 gr di ciliegie
- 2 cucchiai di zucchero
- burro q.b.
- 1 rotolo di pasta brisée

Preparazione. Lavate e denocciolate le ciliegie, ma fatele rimanere intere, aprendole delicatamente a metà. Mettetele da parte. Coprite con carta da forno una teglia di diametro di 17 cm. Qui cospargete il fondo con lo zucchero e con qualche fiocco di burro. Ponete allora le ciliegie molto strette tra loro così da ricoprire tutto il fondo. Infornate a 180° (preriscaldato) per circa quindici/venti minuti. Tirate fuori dal forno e mettete da parte. Prendete la pasta brisée e ricavate due cerchi di diametro 17 cm. Sovrapponeteli uno sull'altro e con un mattarello schiacciateli un po' in modo tale da unirli. A questo punto delicatamente adagiateli sopra le vostre ciliegie caramellate. Cercate di premere ai lati. Bucherellate con uno stuzzicadenti. Infornate nuovamente a 200° per venti minuti. Sfornate e sformate, aiutandovi a capovolgere magari con un piattino e togliendo la carta da forno. Servite tiepida, magari accompagnata con una bella boule di gelato alla vaniglia. Bon appètit. 

lunedì 20 maggio 2013

La torta delle tre mele



Ve lo chiedo, miei cari: con tre mele si può? Per rispondere è giusto fare ricorso a degli illustri esempi paradigmatici del nostro memorabile passato. Quando penso ad una mela mi viene subito in mente quel frutto rosso che Eva addentò per prima, secondo la Bibbia: fortunata, lei, ad essere stata la prima a gustarne la sua succosa bontà. E allora mi chiedo: chissà quale delle tantissime varietà del globo avrà assaggiato la nostra first woman? Passando dal sacro al profano, il pensiero approda ad un reame antico, dove una mela avvelenata è stata a ragione resa nota al mondo da un gruppo di fratelli strampalati e amanti delle fiabe: quella di Biancaneve è di sicuro una mela rossa, dal fascino disarmante, ma dalla forza mortale ed avvincente. E cosa dire, invece, del povero Guglielmo Tell, che dovette colpire con una freccia una piccola mela posta sul capo del suo spaventatissimo figliolo? E poi mi ritorna in mente la mela della discordia, quella che fece strappare i capelli ad un gruppetto di splendide divinità dell'Olimpo, troppo viziate e troppo presuntuose, da ritenersi, prima che qualche Regina Cattiva ne reclamasse il titolo, le più belle. Beh, che dire: da tutti questi esempi questo frutto ne ha combinate delle belle! Litigi, morti, leggende, sonni profondi, ferite al cuoio capelluto, perfino il peccato originale! Che ci sia, fin dalla notte dei tempi, una congiura contro la Mela? Me lo son chiesto davvero. Ma no, ma no, non è proprio così, mi son detta. Mela vuole anche dire novità (pensate alla Apple!), vuol dire opportunità (pensate alla "Grande Mela", una New York tutta da addentare) e vuol dire scoperta (vi dice qualcosa quel geniaccio di Newton?). E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, la mela è un frutto succulento, dissetante, curativo, che può, da solo, sostituire una merenda, completare appieno un pasto giornaliero. 


Dopo averne mangiate a sazietà, in questi giorni, stamattina ne ho trovate soltanto le ultime tre (anche i miei figli hanno svuotato la dispensa, adorano la frutta!). E mi son detta: che cosa m'invento con queste tre mele? Secondo i paradigmi di cui sopra avrei potuto: 1) avvelenarne qualcuna e regalarla ai noti parenti serpenti (no, non sono così crudele, andiamo!); 2) addentarle tutte e tre e soffrire le doglie del parto (ho già contribuito ben due volte nella mia vita, quindi penso che basti, perdinci!); 3) metterne una sulla testa dei miei figli e cercare di infilzarla con una forchetta (e se gli cavassi un occhio? No, meglio non farlo); 4) usarle per scoprire qualche nuova legge fisica o astronomica (magari fare luce su quei neutrini così presuntuosi da credere di viaggiare più velocemente della luce); 5) gettarne una nel bel mezzo di un banchetto nuziale e far adirare tutti i presenti (buona idea, ma sarà per un'altra volta). Oppure, pensandoci bene, 6) potrei preparare una fantasiosa ma semplicissima Torta delle tre mele (già il nome è tutto un programma, giusto?). Bene, allora non vi resta che vedere come è venuta. Ma non preoccupatevi: non è soporifera, né istigatrice di liti divine, né colma di cianuro. Anzi, secondo me è buonissima. E ditemi: con tre mele, si può?


Ingredienti
- 4 uova medie
- 250 gr di zucchero
- 300 gr di farina 00
- tre mele Golden
- scorza grattugiata di 1 limone
- 100 ml di olio di girasole
- 1 tazzina da caffè di latte
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 bustina di vanillina
- 1 pizzico di sale
- zucchero di canna q.b.
- burro q.b.

Preparazione. Prendete due ciotole. Nella prima sbattete le uova con lo zucchero. Nella seconda mescolate la farina, il sale, la vanillina, il lievito. Tornando alla prima, aggiungete, mescolando con le fruste elettriche, l'olio, il latte e la scorza di un limone. A questo punto unite il contenuto delle due terrine, ma non fate smontare il tutto (usate una spatola). Tagliate una delle tre mele a pezzetti piccoli e aggiungetela a questo impasto. Foderate di carta forno uno stampo di circa 24/25 cm di diametro e versate il composto. Sbucciate e tagliate a rondelle le due mele restanti, quindi coprite la superficie della torta con esse. Spolverate le mele con dello zucchero di canna e mettetevi sopra anche qualche ciuffetto di burro. Infornate a 170° per circa trenta minuti. Sfornate e bon appètit.



sabato 4 maggio 2013

Gustare un profumo: Pancakes alle zagare



La delicatezza di un profumo inebriante. Il giardino punteggiato da stelle candide, che splendono al Sole pallido di Primavera. I petali trasportati dal vento, che con un soffio li disperde, in lontananza. I fiori delle arance, le zagare del mio giardino, mi riempiono di gioia: questo è il momento dell'anno in cui l'aria profuma davvero di vita, di natura, di verità. Non c'è smog che tenga, né fumo, né inquinamento che possano infrangere la magia di questa fragranza. Ma durerà per poco, vedo già i fiori diminuire, i petali giocare con il vento, un gioco troppo pericoloso, emblema del tempo che scorre, del ritmo incessante della natura, che mai s'arresta, mai riposa. E verrà l'estate, e andrà via il profumo. Ma resterà nella pelle l'essenza di una Primavera splendida, come queste zagare. Poeticamente coinvolta e quasi emozionata, ho voluto portare questi fiori anche nella mia cucina. Sì, sono commestibili e, facendo qualche ricerca (mentre c'ero, mi toccava!), ho scoperto anche che sopratutto le zagare hanno effetti vitalizzanti formidabili (contro il nervosismo, la stanchezza e problemi digestivi). Per i bambini sono ottime, per garantire un sonno più tranquillo. E' diffusa inoltre l'estrazione di un olio essenziale alle zagare, detto "neroli", dal cognome di una duchessa che amava a suo tempo profumarne i suoi guanti. E io, come li ho usate questa comete profumate? Li ho messe nei pancakes. Comete nei pancakes? No, zagare nei pancakes! Lo so, è un po' strambo, ma di sicuro originale e, vi assicuro vi giuro credetemi, il risultato è magnifico: riuscirete magicamente a "gustare" un profumo. Il mio piano era proprio questo: un'altra mission (im)possible, praticamente! Quando ho addentato il primo pancake (il primo che io abbia mai preparato da me, d'altronde!) ho gustato quel profumo, ho sentito un sapore fruttato che a parole non potrò mai spiegarvi appieno. Mi ha lasciato senza parole. La ricetta è veloce almeno quanto il "divoramento" a cui ho assistito, quando, a colazione, li ho presentati ai miei cari. Se aveste la possibilità, vi invito a provare: assaggerete un profumo col palato, per la prima volta. E non sarà mai l'ultima.


Ingredienti
- 150 gr di farina 00
- 1 uovo
- 100 ml di latte
- 40 gr di zucchero
- manciata di zagare
- miele di zagara q.b.
- 1 cucchiaino di lievito per dolci
- 1 pizzico di sale

Preparazione. Sbattete le uova con zucchero, latte, farina, lievito e sale. Mescolate bene per unire bene tra loro tutti i vostri ingredienti. Immergete i fiori delicatamente in un po' d'acqua (giusto per pulirli), ma non fateli sciupare e adagiateli poi su carta assorbente. Prendetene soltanto i petali e versateli nell'impasto. Mescolate. Su una padella antiaderente, ben riscaldata, adagiatevi un po' di impasto, preso con un mestolo della grandezza che preferite. Voltate il pancake quando vedete le bollicine, usando una paletta per aiutarvi. Cuocete ambo i lati, facendo attenzione a non bruciarli: è una cottura velocissima, di pochi minuti. Sistemateli su un piatto, magari uno sull'altro. Sciogliete il vostro miele, dandogli la consistenza che volete. A questo punto versatelo più o meno abbondantemente sui pancakes e gustateli preferibilmente caldi. Bon appètit. 










Con questa ricetta partecipo al Contest: Quick e Easy


Con questa ricetta partecipo al Contest: Colori in cucina



domenica 28 aprile 2013

I biscotti della vicina: Petits biscuits al cocco


Quant'è variegato il mondo dei vicini. C'è il vicino che ascolta ogni tua telefonata, se ti azzardi a mettere piede in terrazzo con il cellulare all'orecchio; c'è il vicino che taglia i rami del tuo albero, perché "usurpano la proprietà" altrui; c'è il vicino che pretende di avere l'erba più verde (e invece il suo giardino è il set di un nuovo film di Indiana Jones); c'è il vicino che ti chiede lo zucchero (e poi è lui ad avere una piantagione di canna da zucchero in qualche posto sperduto dell'emisfero australe); c'è poi il vicino che bussa alla tua porta per regalarti ogni tanto dei biscotti e darti pure la ricetta. Una delle mie vicine appartiene a questa ultima categoria, e mi posso definire "fortunata". Voi, invece, con quale vicino siete costretti a "convivere"? Per questi deliziosi biscottini ho seguito le sue dosi, ma ho deciso di prepararli al cocco, ché questa domenica m'ispirava così - è una domenica di primavera, leggera, leggera. Ho fatto anche una buona tazza di tè, io lo adoro classico, con una goccia di latte: è stato un momento che mi son voluta regalare, in questa giornata, prima di cominciare un'altra dura settimana. Allora spero vi piacciano e, se avete grane con qualche vostro vicino di casa, mangiatevi un biscotto e non pensateci più. 

Ingredienti
- 240 gr di farina 00
- 60 gr di farina di cocco
- 2 uova medie
- 100 gr di zucchero
- 100 gr di burro
- 1 pizzico di sale
- 1 bustina di vanillina
- 1 cucchiaino di lievito per dolci

Preparazione. In una ciotola mettete le due farine, lo zucchero, la vanillina, il sale e il lievito. Mescolate. Aggiungete il burro freddo, tagliato a tocchetti. Mescolate ancora, frizionando con le mani. Fate una fontana e al centro versate le due uova intere. Sbattetele e impastate il tutto sempre con le mani. Ottenete un impasto liscio e omogeneo. Lasciatelo riposare per circa 10 minuti. Mettetelo in un sac-à-poche con la bocchetta rigata e formate i vostri biscotti. Adagiateli su una teglia ricoperta di carta da forno e infornateli a 200° per circa 3-5 minuti (state attenti: appena sono leggermente dorati, sfornateli subito!). Lasciateli raffreddare, così si induriscono un po', ottenendo la loro giusta consistenza: saranno pronti per una buona colazione o per qualsiasi momento della giornata in cui vi andrà di mangiarne uno. Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Keep calm and drink tea

domenica 7 aprile 2013

Profumo di Sicilia: Biancomangiare



Terminate le "vacanze" pasquali, eccoci giunti al settimo - mamma mia, già al settimo! - appuntamento mensile della rubrica Profumo di Sicilia. Rinnovo i miei ringraziamenti a chi questa rubrica la segue dal primo giorno e a chi ha voluto assaggiare un pezzetto di cucina siciliana, assieme a me. Dopo aver trattato ampiamente di Palermo e delle sue leccornie (stavolta mi tratterrò e non farò bis, anche se ci sarebbe molto e molto da provare!), oggi ci facciamo un giro a Ragusa. Se vi va, salite in carrozza e non ve ne pentirete: alla fine vi regalerò un buon dolcino, quindi ne vale proprio la pena. Ragusa è affascinante, sa di pieno barocco. Io, conoscendo Catania, ne capisco il tocco, ne percepisco la vicinanza. La città, distrutta da un violentissimo terremoto nel 1693, venne ricostruita con il caratteristico stile barocco dell'epoca, le cui tracce indelebili rimangono nelle bellezze dell'architettura ragusana. Per questa sua conformazione architettonica, artistica e storica, nel 2002 Ragusa è stata dichiarata Bene e Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Per me questo è una conquista, è un riconoscimento doveroso e assolutamente condivisibile. Non sto qui a elencarvi i particolari, ma vorrei soltanto trasmettervi l'esperienza che potreste fare trascorrendo anche solo un giorno a Ragusa: è un quadro siciliano, un bozzetto tipico, un sogno indimenticabile, una fotografia da imprimere nei ricordi. Il respiro della città, la plasticità variabile del barocco, i Monti Iblei sullo sfondo: ecco la musica ragusana. 


E la cucina, direte voi? Splendidi piatti caratteristici. Ve ne dico qualcuno (e ditemi come non potevo essere indecisa su quale ricetta proporvi!): fantastici e particolari sono gli impanatigghi di Modica, ossia biscotti a mezzaluna con cioccolato, mandorle e carne di manzo, per non parlare della cobaita, ossia biscottini con "ciciulena", cioè semi di sesamo; e molti, molti altri. Tra i prodotti tipici vanno assolutamente annoverati il caciocavallo ragusano e il miele ibleo, due prelibatezza. Sì, va bene, direte voi, ma tu che hai preparato? Io ho pensato al Biancomangiare, ricetta tipica modicana che si ritrova, coi giusti distinguo, in Valle d'Aosta e in Francia, come il cosiddetto blanc à manger. E' un buonissimo dolce al cucchiaio, un budino di latte di mandorla, acqua, zucchero, amido, cannella e limone: nient'altro, niente uova, niente latte. Anticamente si faceva in formine di terracotta e si versava il tutto su foglie di limoni. E' un dolce semplicissimo, raffinato ma umile. La sua delicatezza e il suo candore mi hanno sempre incantato. 

Da brava siciliana non posso non ricordare Tomasi di Lampedusa che lo cita nel suo famoso Il Gattopardo: "Mentre degustava la raffinata mescolanza di biancomangiare, pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelti, don Fabrizio conversava con Pallavicino". Da questa testimonianza colgo l'occasione per precisare che il biancomangiare, che poteva essere realizzato anche con altro tipo di ingredienti (brodo o latte vaccino), veniva anche usato come ripieno per la realizzazione di altri dolci, di cui il nobile Fabrizio avrà avuto esperienza diretta, per diminuire i suoi dolori, le sue speranze di casato, la sua stanchezza aristocratica, in occasione del notissimo ballo. E, fatto anche questo doveroso riferimento letterario (non prendetemi per colta, non ho questa pretesa, sia chiaro!), non mi resta che spiegarvi come si fa. P.s. L'idea delle scaglie di limone sul biancomangiare a forma di fiore mi è venuta in mente stanotte, durante le mie rimuginazioni notturne, e, felicissima, grazie al contrasto con il bianco luminoso, ho potuto realizzare il risultato simpatico di una piccola margherita.

Ingredienti
- 400 gr di mandorle
- 1,2 l di acqua
- 180 gr di zucchero
- 180 gr di amido
- 1 pizzico di cannella
- buccia di un limone

Preparazione. Per qualche minuto sbollentate le mandorle, sgocciolatele e spellatele, per poi lasciarne da parte 60 grammi per la decorazione (tostatele, perché daranno un tocco croccante in più al piatto finale), mentre tritate tutte le altre. Allora mettetele in una ciotola, assieme all'acqua bollente. Lasciate riposare e poi, usando un telo di lino, filtrate tutto il composto per ottenere il latte, facendolo versare in una pentola. Ricordatevi di strizzare bene le mandorle, per avere più latte possibile. Di questo latte di mandorla che avete ottenuto dovrete usarne solo un litro, perché le dosi sono legate a questo. Sempre nella pentola in cui l'avete raccolto, aggiungete un po' di buccia di limone, la cannella, lo zucchero, l'amido e, con l'aiuto di una frusta, mescolate bene. A questo punto ponete sul fornello, a fuoco moderato, mescolando ancora con un cucchiaio di legno. Fate bollire. Il composto prende una certa consistenza cremosa e, allora, versatelo  nei vostri stampini. Lasciate in frigo per ottenere un completo raffreddamento (tre ore di sicuro). Quando il biancomangiare sarà ben freddo, dopo averlo ruotato, servite con scaglie di limone e mandorle tostate. Bon appètit. Nota: dato che non ci facciamo mancare niente, vi consiglio di gustare il biancomangiare in compagnia di questo buon libro, per leggere un po' di Sicilia.



Con questa ricetta partecipo al Contest: Sapori tra le righe


Con questa ricetta partecipo al Contest: Una ricetta della tua regione



mercoledì 27 marzo 2013

Occhi di bue al limone



La Pasqua si avvicina, so già che in un batter d'occhio sarà passata ed io non me ne sarò neppure accorta. Intanto, da una settimana a questa parte, percepisco nell'aria la peculiare atmosfera pasquale. Ogni festività ha una sua atmosfera, determinata da elementi diversi, ed è una sensazione difficile da spiegare a parole: è come se ogni festa avesse il suo profumo. Io ai profumi sono molto legata, anche a questo devo il nome del mio amato blog: ai profumi do attenzione e associo immagini e ricordi. Quando penso alla Pasqua mi viene in mente la mia Pasqua in Svizzera, durante la mia infanzia. Lì è molto sentita: si fa una sorta di caccia al tesoro, più propriamente alle uova! I bambini, investigatori per un giorno, corrono nei prati in cerca dei nascondigli in cui "i grandi" hanno celato le loro sorprese di cioccolato. Io amavo questo gioco, ricordo la gioia, l'euforia e l'esultanza. Era un giorno adorabile e la Pasqua diventava indimenticabile. Quando avrò dei nipoti vorrei ricreare la stessa emozione nei loro visi. Un altro ricordo è legato a questa festa e alla ricetta semplicissima che oggi mi andava di proporvi. A Pasqua mia nonna faceva gli occhi di bue al limone: mio nonno adorava i limoni (soprattutto quelli autentici di Sicilia) e detestava la marmellata, perciò, quando qualche zio dalla Sicilia ci veniva a trovare lassù, portandoci come omaggi i profumati limoni siciliani, simbolo di nostalgie piacevolissime a quel tempo, per chiunque immigrato, mia nonna era pronta, col suo mattarello, a preparare questi biscotti memorabili, che anche quest'anno non ho potuto non riproporre alla mia famiglia. 


La crema al limone per farcirli la faceva lei, ma io non ho voluto cercare di rifarla, per non violare il ricordo dolcissimo di qualcosa di remoto che rimarrà indelebile ed insostituibile: per questo motivo ho usato un prodotto dell'azienda Bacco, una crema al limone raffinatissima che mi ha proprio convinta e che ho ritenuto perfetta per questa ricetta, data la somiglianza con "l'originale". Intrisi di ricordi sinceri sono questi occhi di bue, pur nella loro essenzialità. Per me Pasqua è anche questo ed ho voluto esprimervelo a parole e su un piatto da dolce.  

Ingredienti (per circa 30 biscotti)
Per la pasta frolla
- 350 gr di farina 00 (io Molino Chiavazza)
- 125 gr di zucchero
- 125 gr di burro
- 2 tuorli
- 1 uovo intero
- scorza grattuggiata di 1 limone
Per la farcia
- 1 barattolo di Cremosa di Bacco al Limone
Per la decorazione
- zucchero a velo q.b.

Preparazione. Su una spianatoia mettete la farina, il burro freddo tagliato a tocchetti. Con le mani cercate di mischiare il tutto, lasciando l'impasto un po' "sabbioso", non amalgamato. Al centro mettete lo zucchero, i tuorli e l'uovo intero, infine la scorza grattugiata di un limone. Impastate bene il tutto, ottenendo una pasta frolla liscia ed omogenea. Ricoprite con della pellicola e lasciate in frigo per almeno una mezzora. Quando è ben fredda, stendete col mattarello una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore. Con le formine (di diametri diversi, uno più grande, l'altro più piccolo) realizzate i vostri cerchi, alcuni senza il buco, altri sì. Metteteli su una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 170° per circa 10 minuti. Appena sono pronti (non fateli troppo dorati), sfornateli. Quando saranno freddati, spalmate un po' di crema sui biscotti interi. Ponete su di essi i biscotti col buco, già spolverizzati con lo zucchero a velo (in questo modo eviterete di sporcare la crema centrale). Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: La ricetta della tua infanzia

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Con questa ricetta partecipo al Contest: Color Food


lunedì 7 gennaio 2013

Profumo di Sicilia: Cassatelle d'Agira



Ecco il quarto appuntamento con la mia adorata rubrica, Profumo di Sicilia, alla quale mi sono ormai affezionata. E' una gioia studiare e preparare ogni mese una ricetta della tradizione siciliana, legata a diverse zone della regione, e scovarne meglio i segreti, per farvi assaporare un po' di Sicilia vera attraverso i miei piatti, che spero rispettino le secolari pietanze e gli illustri luoghi di cui vi parlo brevemente. Questo mese è il turno di Enna, la quarta provincia di cui vi racconto un po', e delle Cassatelle di Agira, famosissimo e delizioso simbolo ennese e siciliano. Come si può scoprire digitando sul web o aprendo una buona enciclopedia, Enna era prima chiamata Castrogiovanni, e questa denominazione si deve sempre ai Normanni, praticamente colonizzatori di mezza Sicilia, come avete potuto notare dalle mie disquisizioni sul tema. Con il fascismo si riprende il nome Enna, proprio per la mania classicista di cui esso era capace. Forse non lo sapete, ma Enna è la provincia più alta d'Italia, e ditemi se non è tanto. I Romani la appellavano Urbs Inexpugnabilis ed è nota anche come Ombelico della Sicilia, grazie alla zona centrale in cui sorge. Naturalmente tanti sono i luoghi d'antica bellezza (basti pensare al Castello di Lombardia o alla Torre di Federico II), e numerose le località naturali: non a caso Enna è celbre anche come Belvedere della Sicilia, per le amenità panoramiche. A questo proposito non posso non parlarvi della Riserva naturale del Lago di Pergusa: io vi sono stata e sono rimasta incantata da tanta natura, dalla grande possibilità di poter godere di aria sana e luoghi piacevoli. Dal punto di vista gastronomico, Enna propone le sue specialità: una di queste sono le cassatelle (o "cassateddi") di Agira, località in provincia di Enna, dei biscotti ripieni con un ingrediente insolito e particolare, i ceci tostati. La ricetta che vi propongo è quella originale, pertanto prendete carta e penna, e, se siete curiose, provate a farle anche voi, il loro gusto non vi lascerà indifferenti.

Cassatelle d'Agira




Ingredienti (circa 50 biscotti)
Per la frolla
- 600 gr di farina 00
- 250 gr di strutto
- 1 uovo 
- 175 gr di zucchero semolato
- acqua tiepida q.b.
- 1 bustina di vanillina
Per il ripieno
- 300 gr di mandorle tostate macinate
- 250 gr di zucchero semolato
- 75 gr di ceci tostati macinati
- 60 gr di cacao amaro
- 1 scorza di limone grattugiata
- 1 pizzico di cannella
- 250 gr di acqua
Per la decorazione
- zucchero a velo q.b.

Preparazione. Cominciate dal ripieno. In una pentola mettete insieme tutti gli ingredienti e fate cuocere a fuoco moderato, mescolando sempre con un cucchiaio di legno. Quando il composto diviene ben compatto, ossia quando il mestolo resta "all'impiedi", mettete da parte e lasciate raffreddare. In una terrina preparate la vostra frolla. Mettete la farina, lo strutto a temperatura ambiente, l'uovo, lo zucchero, la vanillina e impastate il tutto con un po' d'acqua tiepida. Formate il vostro panetto compatto. A questo punto, aiutandovi con della farina e con un mattarello, stendete una sfoglia e con un tagliapasta/un bicchieri di diametro 8 cm ricavate dei cerchi, dove inserite un cucchiaino del vostro ripieno. Chiudete ai bordi formando la tipica mezzaluna. Allora adagiate le cassatelle su una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 180° per circa dieci minuti. State molto attente alla cottura della cassatella: non deve in nessun modo dorate la parte superiore, semmai quella inferiore. Il biscotto rimane, pertanto, bianco. E lo sarà ancora di più quando lo spolvererete con abbondante zucchero a velo. Bon appètit.

venerdì 4 gennaio 2013

Lemon curd's mini-cake



Vi dico subito che il lemon curd è st-r-e-p-i-t-o-s-o. Non l'avevo mai né assaggiato né preparato prima, quindi, dopo essermi documentata, non ho potuto non mettermi a grattuggiare e spremere limoni. Io ho usato quelli della mia pianta (sono troppo orgogliosa di lei!) e ho tutta la cucina che profuma meravigliosamente (se proverete questa ricetta questo è l'effetto collaterale più delizioso che otterrete!). Il lemon curd ha il colore del sole ed un sapore forte: in Inghilterra è molto gettonato durante l'ora del té pomeridiano, e anche io, alle cinque, ho preso una mezz'oretta per me, divorando una mini-cake che col lemon curd convola letteralmente a nozze. Pertanto vi dico: volete assaggiare il limone nella sua vera essenza, nel suo vero gusto? Preparatre una Lemon curd's mini-cake. 

Ingredienti
Per 6 mini-cakes al limone
- 2 uova medie
- 150 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero
- scorza di 1 limone
- succo di 1 limone
- 60 gr di olio evo
- 1/2 bustina di lievito per dolci
Per il lemon curd
- 2 uova medie intere
- 1 tuorlo 
- 110 gr di zucchero
- 1 cucchiaino di maizena
- 50 gr di burro
- scorza di 2 limoni
- succo di 2 limoni
- 1 bustina di vanillina
Per i limoni addolciti
- 2 limoni
- 500 ml d'acqua
- 250 gr di zucchero

Preparazione. Cominciate con le mini-cakes. In una terrina sbattete con le fruste elettriche le uova, assieme allo zucchero, all'olio evo, al succo e alla scorza grattuggiata di un limone. Quando il composto è ben omogeneo, aggiungete la farina, il lievito e la vanillina, mescolando con la spatola. Imburrate ed infarinate i vostri stampi, riempiteli per 3/4 e infornate a 160° per circa venti minuti. Sfornate e mettetele da parte. Nel frattempo in una casseruola mettete l'acqua con lo zucchero, poi versate i due limoni tagliati a fettine. Cuocete a fiamma dolce per circa trenta minuti: i vostri limoni si addolciranno e saranno perfetti per guarnire il piatto. Lasciateli raffreddare, e preparate il lemon curd. In un pentolino, a bagnomaria, fate scioglere il burro con lo zucchero, aggiungete poi le uova sbattute, la vanillina, la scorza grattuggiata e il succo di due limoni (al quale avete mescolato precedentemente la maizena). Mescolate lentamente, senza che il contenuto arrivi ad ebollizione, finché la crema si addensa. A questo punto setacciatela con un colino e versatela sui mini-cakes guarnendoli con qualche fetta di limone addolcito. Bon appètit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: English recipes con Salter



sabato 27 ottobre 2012

Crostata chiusa alla crema di mandorle


Questa settimana mi andava di fare un dolce, ma non ho avuto l'occasione di mettermi all'opera. Stamattina, risolutamente, mi sono decisa e ho optato per un dolce cremoso e perfetto per merenda e colazione. In famiglia lo abbiamo gustato accompagnandolo nel momento del caffè, e domattina sarà di certo ancora più rilassante appena svegli. Naturalmente non è molto difficile da preparare, ma il prodotto finale si addice bene all'atmosfera autunnale. 

Ingredienti
Per la crostata chiusa
- 300 gr di farina 00
- 180 gr di zucchero
- 150 gr di burro ammorbidito
- 1 uovo intero
- 2 tuorli d'uovo
- pizzico di sale
- 1 cucchiaino di lievito
Per la crema
- 100 gr di farina di mandorle
- 500 ml di latte
- 2 tuorli d'uovo
- 4 cucchiai di zucchero
- 2 cucchiai colmi di maizena
- 1 bustina di vanillina
Per la decorazione
- scaglie di mandorle q.b.


Preparazione. Preparate la crema. In un pentolino versate il latte, i tuorli, la farina di mandorle, lo zucchero, la maizena e la vanillina. Mescolate bene. Mettete sul fuoco sempre mescolando continuamente, portando a ebollizione. Ottenete una crema densa. Lasciatela raffreddare. Preparate la crostata. Fate una fontana con la farina, mettete lo zucchero, le uova, il burro, il sale e per ultimo il lievito. Mescolate il tutto con una forchetta e poi con le mani impastate per formare il vostro panetto. Copritelo con della pellicola e ponetelo in frigo per almeno un'ora. Allora dividete l'impasto in due parti e ricavate due dischi. In una teglia a cerniera, imburrata e infarinata, adagiate il primo disco e su questo mettete la crema. Coprite col secondo disco e chiudete bene ai bordi. Spargete la superficie superiore della crostata con scaglie di mandorle. Infornate a 180° per venti minuti circa. Sfornate. Bon appetit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: La mondorla



domenica 7 ottobre 2012

Golden ciambellina con miele e cannella


Ho avuto una settimana abbastanza movimentata ed oggi, una splendida domenica, mi sono dedicata alla mia dolce cucina. I miei figli sentivano la mancanza dei miei pranzetti e devo dire di aver rimediato in tutto e per tutto (li vizio troppo, lo so). Nel frattempo ho anche avuto il tempo di dar voce alla mia fantasia culinaria nella preparazione di un dolcetto niente male. Le mele Golden sono le mie preferite, al mercato ne ho trovate alcune proprio belle. L'ispirazione è venuta subito, mi ha donato diverse opzioni, ma io ne ho scelta una: ed ecco a voi le mie Golden ciambelline, morbide e profumatissime. Il miele s'accompagna divinamente al sapore della mela e all'essenza della cannella, e poi, quando è miele assolutamente naturale (nel mio caso prodotto nell'agrumeto di mio zio), non possiamo che leccarci i baffi. 


Ingredienti
Per quattro ciambelline
- 1 uovo
- 1 mela Golden
- 60 gr di burro
- 80 gr di zucchero semolato
- 1 cucchiaio di miele di fiori d'arancio
- 150 gr di farina 00
- 1 cucchiaino di lievito
- latte q.b.
- buccia di limone grattugiata q.b.
- 1 cucchiaino di cannella
Per la decorazione
- panna da montare q.b.
- miele di fiori d'arancio q.b.
- zucchero a velo q.b.
- cannella q.b.
- qualche fettina di mela Golden


Preparazione. Mescolate il burro ammorbidito, lo zucchero ed il miele. Aggiungete l'uovo e la buccia grattugiata di un limone. Continuando a mescolare, inserite la farina, la cannella, il lievito. Se necessario, aggiungete un po' di latte. Tagliate la mela a dadini e mescolatela all'impasto. Imburrate ed infarinate i vostri stampini e non riempiteli fino all'orlo (più della metà andrà bene). Infornate a 180° per circa quindici/venti minuti. Sfornate le ciambelline e, appena sono raffreddate, spolverizzatele con zucchero a velo e cannella. Montate la panna, usatela come decorazione, accompagnando ogni dolcetto con una fettina di mela Golden, strofinata precedentemente su uno spicchio di limone, per donarle più duratura lucentezza. Irrorate con un cucchiaino di miele. Bon appetit.



Con questa ricetta partecipo al Contest: I dolci con le mele


venerdì 28 settembre 2012

Pancrepes alla marmellata di prugne


Sì, le mie prugne sono la mia soddisfazione: ne vado matta e ne ho raccolte tantissime, quest'anno. Sono di pasta gialla, gustosissime ed il mio albero ha fatto faville, devo proprio ringraziarlo. Beh, per l'occasione ci voleva proprio qualcosa di speciale ma veloce da preparare, qualcosa che esaltasse il gusto della mia marmellata. Ma certo, poteva mancare sul mio blog la mia adorata marmellata di prugne? Spero sappiate quanto è divertente e soddisfacente farla a casa con la propria frutta! Mi è venuta l'idea di questi "pancrepes", capirete perché li chiamo così, e vi assicuro che si sciolgono in bocca. Sono perfetti per una colazione speciale e del buonumore, mettiamo da parte per una volta cereali e biscotti e godiamoci questa delizia. 


Ingredienti
Per la marmellata
- 1 kg di prugne (già pulite)
- 600 gr di zucchero semolato
Per 5 pancrepes
- 5 fette di pane bianco in cassetta
- 2 uova
- 1 cucchiaio di zucchero semolato
- 2 cucchiai di farina 00
- 6 cucchiai di latte
- burro q.b.
- zucchero a velo q.b.


Preparazione. Occupatevi della marmellata (preparatela un giorno prima). Lavate, denocciolate e tagliate a pezzi le prugne grossolanamente. Mettetele in un tegame e cuocete per circa cinque minuti, sempre mescolando. A questo punto aggiungete lo zucchero e cuocete per quindici/venti minuti. Mescolate in continuazione. Prendete i barattoli di vetro, precedentemente sterilizzati in acqua bollente, riempite quasi fino all'orlo, chiudete ermeticamente ed adagiatele sul vostro tavolo a testa in giù. Appena la marmellata è raffreddata, è pronta. Adesso passate ai pancrepes. Con un coppa pasta tagliate il vostro pane in cassetta, ricavandone dei cerchi. In una ciotola sbattete uova, latte, farina e zucchero. Immergete le vostre fette una ad una e friggete ambo i lati in una padella assieme ad una noce di burro che aggiungete di volta in volta. Appena sono dorati, cospargeteli di marmellata di prugne a vostro piacimento. Spolverate di zucchero a velo. Bon appetit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: Le marmellate di Mariangela Prunotto


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