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domenica 7 aprile 2013

Profumo di Sicilia: Biancomangiare



Terminate le "vacanze" pasquali, eccoci giunti al settimo - mamma mia, già al settimo! - appuntamento mensile della rubrica Profumo di Sicilia. Rinnovo i miei ringraziamenti a chi questa rubrica la segue dal primo giorno e a chi ha voluto assaggiare un pezzetto di cucina siciliana, assieme a me. Dopo aver trattato ampiamente di Palermo e delle sue leccornie (stavolta mi tratterrò e non farò bis, anche se ci sarebbe molto e molto da provare!), oggi ci facciamo un giro a Ragusa. Se vi va, salite in carrozza e non ve ne pentirete: alla fine vi regalerò un buon dolcino, quindi ne vale proprio la pena. Ragusa è affascinante, sa di pieno barocco. Io, conoscendo Catania, ne capisco il tocco, ne percepisco la vicinanza. La città, distrutta da un violentissimo terremoto nel 1693, venne ricostruita con il caratteristico stile barocco dell'epoca, le cui tracce indelebili rimangono nelle bellezze dell'architettura ragusana. Per questa sua conformazione architettonica, artistica e storica, nel 2002 Ragusa è stata dichiarata Bene e Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Per me questo è una conquista, è un riconoscimento doveroso e assolutamente condivisibile. Non sto qui a elencarvi i particolari, ma vorrei soltanto trasmettervi l'esperienza che potreste fare trascorrendo anche solo un giorno a Ragusa: è un quadro siciliano, un bozzetto tipico, un sogno indimenticabile, una fotografia da imprimere nei ricordi. Il respiro della città, la plasticità variabile del barocco, i Monti Iblei sullo sfondo: ecco la musica ragusana. 


E la cucina, direte voi? Splendidi piatti caratteristici. Ve ne dico qualcuno (e ditemi come non potevo essere indecisa su quale ricetta proporvi!): fantastici e particolari sono gli impanatigghi di Modica, ossia biscotti a mezzaluna con cioccolato, mandorle e carne di manzo, per non parlare della cobaita, ossia biscottini con "ciciulena", cioè semi di sesamo; e molti, molti altri. Tra i prodotti tipici vanno assolutamente annoverati il caciocavallo ragusano e il miele ibleo, due prelibatezza. Sì, va bene, direte voi, ma tu che hai preparato? Io ho pensato al Biancomangiare, ricetta tipica modicana che si ritrova, coi giusti distinguo, in Valle d'Aosta e in Francia, come il cosiddetto blanc à manger. E' un buonissimo dolce al cucchiaio, un budino di latte di mandorla, acqua, zucchero, amido, cannella e limone: nient'altro, niente uova, niente latte. Anticamente si faceva in formine di terracotta e si versava il tutto su foglie di limoni. E' un dolce semplicissimo, raffinato ma umile. La sua delicatezza e il suo candore mi hanno sempre incantato. 

Da brava siciliana non posso non ricordare Tomasi di Lampedusa che lo cita nel suo famoso Il Gattopardo: "Mentre degustava la raffinata mescolanza di biancomangiare, pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelti, don Fabrizio conversava con Pallavicino". Da questa testimonianza colgo l'occasione per precisare che il biancomangiare, che poteva essere realizzato anche con altro tipo di ingredienti (brodo o latte vaccino), veniva anche usato come ripieno per la realizzazione di altri dolci, di cui il nobile Fabrizio avrà avuto esperienza diretta, per diminuire i suoi dolori, le sue speranze di casato, la sua stanchezza aristocratica, in occasione del notissimo ballo. E, fatto anche questo doveroso riferimento letterario (non prendetemi per colta, non ho questa pretesa, sia chiaro!), non mi resta che spiegarvi come si fa. P.s. L'idea delle scaglie di limone sul biancomangiare a forma di fiore mi è venuta in mente stanotte, durante le mie rimuginazioni notturne, e, felicissima, grazie al contrasto con il bianco luminoso, ho potuto realizzare il risultato simpatico di una piccola margherita.

Ingredienti
- 400 gr di mandorle
- 1,2 l di acqua
- 180 gr di zucchero
- 180 gr di amido
- 1 pizzico di cannella
- buccia di un limone

Preparazione. Per qualche minuto sbollentate le mandorle, sgocciolatele e spellatele, per poi lasciarne da parte 60 grammi per la decorazione (tostatele, perché daranno un tocco croccante in più al piatto finale), mentre tritate tutte le altre. Allora mettetele in una ciotola, assieme all'acqua bollente. Lasciate riposare e poi, usando un telo di lino, filtrate tutto il composto per ottenere il latte, facendolo versare in una pentola. Ricordatevi di strizzare bene le mandorle, per avere più latte possibile. Di questo latte di mandorla che avete ottenuto dovrete usarne solo un litro, perché le dosi sono legate a questo. Sempre nella pentola in cui l'avete raccolto, aggiungete un po' di buccia di limone, la cannella, lo zucchero, l'amido e, con l'aiuto di una frusta, mescolate bene. A questo punto ponete sul fornello, a fuoco moderato, mescolando ancora con un cucchiaio di legno. Fate bollire. Il composto prende una certa consistenza cremosa e, allora, versatelo  nei vostri stampini. Lasciate in frigo per ottenere un completo raffreddamento (tre ore di sicuro). Quando il biancomangiare sarà ben freddo, dopo averlo ruotato, servite con scaglie di limone e mandorle tostate. Bon appètit. Nota: dato che non ci facciamo mancare niente, vi consiglio di gustare il biancomangiare in compagnia di questo buon libro, per leggere un po' di Sicilia.



Con questa ricetta partecipo al Contest: Sapori tra le righe


Con questa ricetta partecipo al Contest: Una ricetta della tua regione



mercoledì 27 marzo 2013

Occhi di bue al limone



La Pasqua si avvicina, so già che in un batter d'occhio sarà passata ed io non me ne sarò neppure accorta. Intanto, da una settimana a questa parte, percepisco nell'aria la peculiare atmosfera pasquale. Ogni festività ha una sua atmosfera, determinata da elementi diversi, ed è una sensazione difficile da spiegare a parole: è come se ogni festa avesse il suo profumo. Io ai profumi sono molto legata, anche a questo devo il nome del mio amato blog: ai profumi do attenzione e associo immagini e ricordi. Quando penso alla Pasqua mi viene in mente la mia Pasqua in Svizzera, durante la mia infanzia. Lì è molto sentita: si fa una sorta di caccia al tesoro, più propriamente alle uova! I bambini, investigatori per un giorno, corrono nei prati in cerca dei nascondigli in cui "i grandi" hanno celato le loro sorprese di cioccolato. Io amavo questo gioco, ricordo la gioia, l'euforia e l'esultanza. Era un giorno adorabile e la Pasqua diventava indimenticabile. Quando avrò dei nipoti vorrei ricreare la stessa emozione nei loro visi. Un altro ricordo è legato a questa festa e alla ricetta semplicissima che oggi mi andava di proporvi. A Pasqua mia nonna faceva gli occhi di bue al limone: mio nonno adorava i limoni (soprattutto quelli autentici di Sicilia) e detestava la marmellata, perciò, quando qualche zio dalla Sicilia ci veniva a trovare lassù, portandoci come omaggi i profumati limoni siciliani, simbolo di nostalgie piacevolissime a quel tempo, per chiunque immigrato, mia nonna era pronta, col suo mattarello, a preparare questi biscotti memorabili, che anche quest'anno non ho potuto non riproporre alla mia famiglia. 


La crema al limone per farcirli la faceva lei, ma io non ho voluto cercare di rifarla, per non violare il ricordo dolcissimo di qualcosa di remoto che rimarrà indelebile ed insostituibile: per questo motivo ho usato un prodotto dell'azienda Bacco, una crema al limone raffinatissima che mi ha proprio convinta e che ho ritenuto perfetta per questa ricetta, data la somiglianza con "l'originale". Intrisi di ricordi sinceri sono questi occhi di bue, pur nella loro essenzialità. Per me Pasqua è anche questo ed ho voluto esprimervelo a parole e su un piatto da dolce.  

Ingredienti (per circa 30 biscotti)
Per la pasta frolla
- 350 gr di farina 00 (io Molino Chiavazza)
- 125 gr di zucchero
- 125 gr di burro
- 2 tuorli
- 1 uovo intero
- scorza grattuggiata di 1 limone
Per la farcia
- 1 barattolo di Cremosa di Bacco al Limone
Per la decorazione
- zucchero a velo q.b.

Preparazione. Su una spianatoia mettete la farina, il burro freddo tagliato a tocchetti. Con le mani cercate di mischiare il tutto, lasciando l'impasto un po' "sabbioso", non amalgamato. Al centro mettete lo zucchero, i tuorli e l'uovo intero, infine la scorza grattugiata di un limone. Impastate bene il tutto, ottenendo una pasta frolla liscia ed omogenea. Ricoprite con della pellicola e lasciate in frigo per almeno una mezzora. Quando è ben fredda, stendete col mattarello una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore. Con le formine (di diametri diversi, uno più grande, l'altro più piccolo) realizzate i vostri cerchi, alcuni senza il buco, altri sì. Metteteli su una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 170° per circa 10 minuti. Appena sono pronti (non fateli troppo dorati), sfornateli. Quando saranno freddati, spalmate un po' di crema sui biscotti interi. Ponete su di essi i biscotti col buco, già spolverizzati con lo zucchero a velo (in questo modo eviterete di sporcare la crema centrale). Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: La ricetta della tua infanzia

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Con questa ricetta partecipo al Contest: Color Food


mercoledì 6 febbraio 2013

Pignolata glassata



Una cosa fantastica di noi food blogger è il fatto che ogni festa che arriva ci porta sempre ad assaporarne le più disparate sfumature, realizzate praticamente, con le nostre mani, in piatti sempre diversi, calorosi, di spirito. Lo spirito del Carnevale ha preso anche me, ma soltanto dal punto di vista culinario: è una festa antichissima, presente persino, in forme naturalmente differenti, ai tempi dei Greci, quando tutto e tutti mutavano aspetto, l'illecito si mescolava al lecito, il sacro col faceto, il riso con la lacrima, il mostro con la bellezza, il bene col male, il ricco col povero. Il bianco col nero, penso subito, proprio mentre sto scrivendovi, guardando la mia pignolata. Anche questa ricetta la devo a Messina, protagonista dell'appuntamento di questo mese con Profumo di Sicilia. Devo ammettere che, per la ricetta che doveva caratterizzare la città, sono stata a lungo indecisa, tra la pizza e questo meraviglioso dolce. Dopo aver preso la mia decisione, tuttavia, la voglia di prepararlo mi è rimasta comunque, così che oggi, di buon'ora, mi son data da fare, riempendo la mia cucina d'odor di fritto. Il fritto è poi una cosa prettamente "carnevalesca": penso alle chiacchiere o bugie, naturalmente, e penso anche che nei prossimi giorni devo prepararne o procurarmene necessariamente. Qualche quintale dite che mi basterà? Ma torniamo seri (ma questo post, data la festività, non lo sarà di certo!) per descrivervi la ricetta che vi propongo oggi. La pignolata che ho fatto io è quella glassata, al cioccolato e al limone, che si prepara tantissimo durante questo periodo, proprio per Carnevale (ve lo dico perché una mia vicina di casa me ne regala sempre un vassoio pieno!): questo dolce, tipico di Messina, ma anche di Reggio Calabria, deriva dalla più antica "pignolata al miele". Si dice che quest'ultima, la quale prevedeva la frittura nello strutto di piccoli pezzi di pasta, a forma di pigne, sui quali veniva poi versato dell'abbondante miele (svengo al sol pensiero, per l'acquolina!) venne modificata in questa versione più "aristocratica", se capite cosa poteva significare tempo fa questa parola. E devo dire, con tutta sincerità, che i nobili non amavano molto i piatti light, dato che, per far uno smacco alla ricetta "povera", si prendevano lo sghiribizzo di usare il cioccolato, bontà da re, e il limone di Sicilia, assolutamente intramontabile. Credo di essermi dilungata a dovere, perciò gustiamoci il procedimento.



Ingredienti
Per le "pigne"
- 250 gr di farina 00
- 2 uova intere
- 1 tuorlo
- 1 pizzico di sale
- 50 gr di burro 
- 100 gr di zucchero

Per la glassa al limone
- 1 albume
- 1 pizzico di sale
- succo di 1/2 limone
- 125 gr di zucchero a velo

Per la glassa al cioccolato
- 100 gr di cioccolato fondente
- 125 gr di zucchero a velo
- 2 cucchiai d'acqua
- 1 pizzico di cannella
- 1 noce di burro

Per friggere
- olio evo q.b.

Preparazione. Fate una fontana con la farina, al centro mettete il sale, le uova, il tuorlo, lo zucchero e il burro ammorbidito e fatto a pezzettini. Con una forchetta sbattete e impastate, poi, con le mani. Formate un panetto compatto e morbido. Avvolgetelo con della pellicola e mettetelo a riposare nel frigo, per almeno tre ore. Trascorso questo intervallo di tempo, prendete un po' del panetto e formate un cordoncino lungo ma più sottile di un dito. Ricavate dei piccolissimi tocchetti di pasta (di 1 cm) e infarinateli man mano per evitare che si attacchino. Friggeteli, a poco a poco, in abbondante olio extravergine d'oliva ben caldo, mescolandoli in modo da dare una cottura uniforme. Appena son dorati, scolateli su della carta assorbente, e metteteli da parte. A questo punto preparate le due glasse. In una ciotola sbattete, con le fruste elettriche, l'albume con un pizzico di sale. Quando è quasi montato, aggiungete zucchero a velo e il succo di limone. Continuate a montare, finché la crema non diventa densa, compatta e bianchissima. Allora prendete metà delle vostre "pigne" e mescolatele bene con questa prima glassa. Ponetele su metà di un vassoio o del piatto di portata che volete utilizzare. Per la glassa al cioccolato, sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente fatto a pezzettini, assieme allo zucchero a velo, alla cannella, alla noce di burro e all'acqua. Mescolate sempre per ottenere una crema densa e omogenea. Versatevi la restante metà delle "pigne" e ponetela sul vassoio, accanto a quelle precedenti. Lasciate raffreddare e bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Contest di presentazione


Con questa ricetta partecipo al Contest: Friggere - Cre-azioni in cucina


Con questa ricetta partecipo al Contest: Dolci fritti




domenica 27 gennaio 2013

Sicilian Orange Salad



Un'insalata di arance tipicamente siciliana può essere considerata un piatto del cuore? Ma certamente, e ve lo spiego subito. Tutti gli ingredienti di questa insalata esprimono chiaramente ciò che io intendo per "cucina del cuore". Innanzitutto è una cucina sana: le arance, il finocchio, la melagrana, il cavolfiore viola (di cui vi ho già parlato un post fa!) vengono dritti dritti dal mio orto, di cui vado fierissima, come sapete. Lasciate che io mi soffermi un attimo su quelle che io amo definire "le gemme della mia Sicilia": le arance, anche solo dall'aspetto splendente, sollevano il morale, il loro gusto succoso rende dolcissimo il palato, la loro bontà non lascia nessuno indifferente. Dal mio davanzale le guardo tutto l'anno, sin dalla fioritura: non vi dico che colori, che odori che impregnano l'aria. Fotografarle mi ha fatto sentire bene, sono contenta che si noti la loro prosperità, la loro pienezza. Questa insalata è un piatto del cuore per un altro motivo, ultimo ma, di certo, non meno importante. La cucina che vale è quella che condividiamo con gli altri, e, soprattutto, con chi amiamo. Sembrerebbe strano, ma a mio marito questa insalata piace da morire, lo fa proprio impazzire: corrisponde al suo cuore, e, ogni volta che la preparo, mi sorride e mi ringrazia. E' stato un piacere per me prepararla e mostrarla a voi (e farla assaggiare a lui, ma tanto l'avevate capito!). Mi sento luminosa, oggi, sarà merito di questa insalatina, dal gusto raffinatamente agrodolce. Il mio cuore sta bene, ed anche quello della mia famiglia, a cui ho regalato questo piatto, questa domenica. Vi invito a provarla, perciò: farete un piacere anche al vostro cuore. 







Ingredienti
- 2 arance di Sicilia
- 1 finocchio 
- 1 melagrana
- cavolfiore viola q.b.
- succo di limone q.b.
- olio evo q.b.
- erba cipollina q.b.
- sale q.b.


Preparazione. Sbucciate le arance e tagliatele a spicchi. Tagliate a lastrelle fine il finocchio. Del cavolfiore estraete i piccoli ciuffetti. Della melagrana estraete i chicchi. Mettete tutti questi ingredienti in un'insalatiera. In una ciotolina versate olio evo quanto basta per condire la vostra insalata, qualche goccia di succo di limone, il succo di mezza arancia. Con una forchetta sbattete bene, fino a completa emulsione. Versate sull'insalata, con una manciata di erba cipollina tagliata finemente. Mescolate ancora e bon appètit.











Con questa ricetta partecipo al Contest: La cucina del cuore




domenica 20 gennaio 2013

Pici della contessa con crema di cavolfiore viola al profumo di limone



Immaginatevi una Contessa poco amabile e scontrosa, signora di mille feudi e mille destini. Immaginatevi il suo palazzo, con tanto di torre, il suo trono comodo, i suoi servi ed i suoi capricci. Immaginatela bella, ma con un naso aquilino, col cuore spezzato e con gli occhi accecati da troppo odio. Dovete sapere che la Contessa - se l'avete immaginata bene e come si conviene al suo rango - era una buongustaia. Dalla Francia arrivavano le escargot più grandi, dall'Inghilterra il tè più buono, dalla Cina il riso più pregiato: tutti le inviavano in dono le leccornie della propria terra, neanche fosse la regina dei mari. Il fatto è che tutti desideravano avere il suo parere culinario: nessuno, nonostante i tentativi, era riuscito a soddisfare il palato sopraffino della Contessa. Eppure ella era stata molto chiara. Alle guardie aveva dato l'ordine di trasmettere al mondo il suo appetito, ma ancora nessun piatto aveva centrato il bersaglio. - Portatemi il piatto più vero, e quello sarà per me il migliore - aveva urlato con la sua voce da tenore. Scontenta e stufa di non trovare riscontro della sua fame di verità nei piatti che, ogni giorno, le venivano presentati davanti al suo nasino delicato, la Contessa stava ancora aspettando di esser presa per la gola. A questo punto è giusto che voi immaginiate una donna dai capelli bruni e dalle mani callose. La chiamavano la Filatrice. No, non tesseva abiti, né coperte: filava i pici. Sua madre glielo aveva insegnato. Dita larghe e gesto rapido, così la Filatrice tesseva trame di pasta, spruzzando la sua casetta di farina, ogni santo giorno. Le guardie della Contessa giunsero anche nella sua zona e, mentre tesseva, ascoltò alla finestra le loro declamazioni. Appena s'accorse di avere tra le mani ciò che la Contessa tanto desiderava, si sentì felice. Aprì la finestra e fece un fischio ad una guardia: dopo pochi minuti si trovava a cavallo, diretta verso la sala da pranzo della Contessa. Ella l'accolse freddamente, osservando le sue mani rugose, bianche e stanche, il suo vestitino miserevole, il suo animo semplice. Lasciarono che la Filatrice rimanesse da sola nelle cucine del palazzo, intenta a mostrare il suo piatto per il pranzo del giorno dopo. La donna lavorò senza sosta, cantando. Venne il momento di presentare la sua proposta: seppe solo dopo che, se alla Contessa non fosse piaciuta, sarebbe stata condannata a non tornare più a casa. La nobildonna si sedette a suo modo, sistemando il vestito d'organza, e prese in mano la forchetta. Non vide cosa stava mangiando, a causa della cecità ormai leggendaria, ma sentì tutto, si figurò tutto: le bastò il sapore. Sorrise e finalmente applaudì. Quello era il piatto più vero, la semplicità di qualcosa fatto a mano, lontano dagli orpelli della stravaganza, dalle fatture della ricchezza. La Filatrice divenne la cuoca personale della Contessa e non la lasciò fino alla morte di lei, quando si spense tranquilla, con le labbra profumate di limone e la forchetta ancora tra le dita.

Con questa storia, nata dal profondo, ho voluto onorare i pici, nella loro essenza. Quello che mi ha dato la sfida dell'MTC non pensavo potesse succedere: ho imparato una nuova bellezza da modellare, ho imparato a capire un pezzo di tradizione toscana. Mi sento soddisfatta anche di questo secondo tentativo. Ho usato, stavolta, due ingredienti a cui sono tanto affezionata: il limone della mia pianta, dorato come il sole, e il cavolfiore viola, tipico della zona del catanese, una specialità che dà un tocco di Sicilia ai magnifici pici. Devo dire che filare i pici, come la mia Filatrice, mi rende davvero contenta: sorrido mentre filo, sorrido mentre li assaggio, come la Contessa. E' stata una scoperta, è stata una sorpresa. Rinnovo il mio consiglio: filate i pici, imparerete ad amare ancora di più la magia dei piccoli gesti. 

Ingredienti
Per i pici (ricetta di Patty)
- 200 gr di farina 00
- 100 gr di farina di semola rimacinata
- 2 cucchiai d'olio evo
- 1 pizzico di sale
- acqua q.b.
Per il condimento "della contessa"
- 1 cavolfiore viola di media grandezza
- scorza grattugiata di 1 limone
- succo di 1 limone
- 1 spicchio d'aglio
- 1 scalogno
- prezzemolo q.b.
- peperoncino q.b.
- olio evo q.b.
- sale q.b.

Preparazione. Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta. Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina. Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo. “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene. Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida. Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola. Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi. Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno. Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l'altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinché non si appiccichi agli altri. Adesso preparate il condimento. Cuocete in acqua salata il cavolfiore tagliato a ciuffetti. Scolatelo e fatelo soffriggere per cinque minuti in una padella, dove avete messo uno spicchio d'aglio schiacciato in camicia, lo scalogno tritato, una spolverata di peperoncino e infine una manciata di peperoncino. Togliete l'aglio. A questo punto frullate, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura del cavolfiore, fino a che la crema non raggiunge la consistenza che desiderate. Spremete un limone e ricavatene il succo. Ottenete, da un altro, la scorza grattugiata. Al succo aggiungete olio extravergine d'oliva, del peperoncio e del prezzemolo sufficienti a condire la vostra pasta. Amalgamate bene con l'aiuto di una forchetta. Versate su una padella e riscaldate leggermente. Cuocete i pici in acqua salata per circa cinque minuti: appena salgono a galla e il bollore ricomincia, scolateli e versateli nel succo aromatizzato che avete preparato. Sul piatto da portata mettete un po' della crema di cavolfiore e, sopra, i vostri pici caldi. Servite, con una manciata di scorza di limone. Bon appètit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: I pici, sfida di gennaio, MTC



lunedì 7 gennaio 2013

Profumo di Sicilia: Cassatelle d'Agira



Ecco il quarto appuntamento con la mia adorata rubrica, Profumo di Sicilia, alla quale mi sono ormai affezionata. E' una gioia studiare e preparare ogni mese una ricetta della tradizione siciliana, legata a diverse zone della regione, e scovarne meglio i segreti, per farvi assaporare un po' di Sicilia vera attraverso i miei piatti, che spero rispettino le secolari pietanze e gli illustri luoghi di cui vi parlo brevemente. Questo mese è il turno di Enna, la quarta provincia di cui vi racconto un po', e delle Cassatelle di Agira, famosissimo e delizioso simbolo ennese e siciliano. Come si può scoprire digitando sul web o aprendo una buona enciclopedia, Enna era prima chiamata Castrogiovanni, e questa denominazione si deve sempre ai Normanni, praticamente colonizzatori di mezza Sicilia, come avete potuto notare dalle mie disquisizioni sul tema. Con il fascismo si riprende il nome Enna, proprio per la mania classicista di cui esso era capace. Forse non lo sapete, ma Enna è la provincia più alta d'Italia, e ditemi se non è tanto. I Romani la appellavano Urbs Inexpugnabilis ed è nota anche come Ombelico della Sicilia, grazie alla zona centrale in cui sorge. Naturalmente tanti sono i luoghi d'antica bellezza (basti pensare al Castello di Lombardia o alla Torre di Federico II), e numerose le località naturali: non a caso Enna è celbre anche come Belvedere della Sicilia, per le amenità panoramiche. A questo proposito non posso non parlarvi della Riserva naturale del Lago di Pergusa: io vi sono stata e sono rimasta incantata da tanta natura, dalla grande possibilità di poter godere di aria sana e luoghi piacevoli. Dal punto di vista gastronomico, Enna propone le sue specialità: una di queste sono le cassatelle (o "cassateddi") di Agira, località in provincia di Enna, dei biscotti ripieni con un ingrediente insolito e particolare, i ceci tostati. La ricetta che vi propongo è quella originale, pertanto prendete carta e penna, e, se siete curiose, provate a farle anche voi, il loro gusto non vi lascerà indifferenti.

Cassatelle d'Agira




Ingredienti (circa 50 biscotti)
Per la frolla
- 600 gr di farina 00
- 250 gr di strutto
- 1 uovo 
- 175 gr di zucchero semolato
- acqua tiepida q.b.
- 1 bustina di vanillina
Per il ripieno
- 300 gr di mandorle tostate macinate
- 250 gr di zucchero semolato
- 75 gr di ceci tostati macinati
- 60 gr di cacao amaro
- 1 scorza di limone grattugiata
- 1 pizzico di cannella
- 250 gr di acqua
Per la decorazione
- zucchero a velo q.b.

Preparazione. Cominciate dal ripieno. In una pentola mettete insieme tutti gli ingredienti e fate cuocere a fuoco moderato, mescolando sempre con un cucchiaio di legno. Quando il composto diviene ben compatto, ossia quando il mestolo resta "all'impiedi", mettete da parte e lasciate raffreddare. In una terrina preparate la vostra frolla. Mettete la farina, lo strutto a temperatura ambiente, l'uovo, lo zucchero, la vanillina e impastate il tutto con un po' d'acqua tiepida. Formate il vostro panetto compatto. A questo punto, aiutandovi con della farina e con un mattarello, stendete una sfoglia e con un tagliapasta/un bicchieri di diametro 8 cm ricavate dei cerchi, dove inserite un cucchiaino del vostro ripieno. Chiudete ai bordi formando la tipica mezzaluna. Allora adagiate le cassatelle su una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 180° per circa dieci minuti. State molto attente alla cottura della cassatella: non deve in nessun modo dorate la parte superiore, semmai quella inferiore. Il biscotto rimane, pertanto, bianco. E lo sarà ancora di più quando lo spolvererete con abbondante zucchero a velo. Bon appètit.

venerdì 4 gennaio 2013

Lemon curd's mini-cake



Vi dico subito che il lemon curd è st-r-e-p-i-t-o-s-o. Non l'avevo mai né assaggiato né preparato prima, quindi, dopo essermi documentata, non ho potuto non mettermi a grattuggiare e spremere limoni. Io ho usato quelli della mia pianta (sono troppo orgogliosa di lei!) e ho tutta la cucina che profuma meravigliosamente (se proverete questa ricetta questo è l'effetto collaterale più delizioso che otterrete!). Il lemon curd ha il colore del sole ed un sapore forte: in Inghilterra è molto gettonato durante l'ora del té pomeridiano, e anche io, alle cinque, ho preso una mezz'oretta per me, divorando una mini-cake che col lemon curd convola letteralmente a nozze. Pertanto vi dico: volete assaggiare il limone nella sua vera essenza, nel suo vero gusto? Preparatre una Lemon curd's mini-cake. 

Ingredienti
Per 6 mini-cakes al limone
- 2 uova medie
- 150 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero
- scorza di 1 limone
- succo di 1 limone
- 60 gr di olio evo
- 1/2 bustina di lievito per dolci
Per il lemon curd
- 2 uova medie intere
- 1 tuorlo 
- 110 gr di zucchero
- 1 cucchiaino di maizena
- 50 gr di burro
- scorza di 2 limoni
- succo di 2 limoni
- 1 bustina di vanillina
Per i limoni addolciti
- 2 limoni
- 500 ml d'acqua
- 250 gr di zucchero

Preparazione. Cominciate con le mini-cakes. In una terrina sbattete con le fruste elettriche le uova, assieme allo zucchero, all'olio evo, al succo e alla scorza grattuggiata di un limone. Quando il composto è ben omogeneo, aggiungete la farina, il lievito e la vanillina, mescolando con la spatola. Imburrate ed infarinate i vostri stampi, riempiteli per 3/4 e infornate a 160° per circa venti minuti. Sfornate e mettetele da parte. Nel frattempo in una casseruola mettete l'acqua con lo zucchero, poi versate i due limoni tagliati a fettine. Cuocete a fiamma dolce per circa trenta minuti: i vostri limoni si addolciranno e saranno perfetti per guarnire il piatto. Lasciateli raffreddare, e preparate il lemon curd. In un pentolino, a bagnomaria, fate scioglere il burro con lo zucchero, aggiungete poi le uova sbattute, la vanillina, la scorza grattuggiata e il succo di due limoni (al quale avete mescolato precedentemente la maizena). Mescolate lentamente, senza che il contenuto arrivi ad ebollizione, finché la crema si addensa. A questo punto setacciatela con un colino e versatela sui mini-cakes guarnendoli con qualche fetta di limone addolcito. Bon appètit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: English recipes con Salter



mercoledì 5 settembre 2012

Fresco frullato di fine stagione


Mi sembra che il tempo passi in fretta, che l'orologio faccia scherzi e si prenda giro di me. L'estate è volata (la mia prima estate da foodblogger, chi lo avrebbe detto?) ed ho una voglia matta di cambiare atmosfera. Eppure, nonostante i miei propositi, dal punto di vista culinario non ci sono ancora riuscita. Anche stamattina, come ieri, non posso fare a meno di presentare un piatto d'estate, anche se dalla finestra arriva un bel fresco bizzarro, davvero. Infatti, pensate un po': in giardino c'era vento mentre scattavo questa foto e la tovaglietta super-estiva svolazzava come non mai. Bando alle ciance, ciancio alle bande, eccovi il mio frullato per chi ancora volesse rinfrescarsi: gli ingredienti esemplari ma unici si armonizzano in un bicchiere di salute e refrigerio.

Ingredienti
Per due bicchieri
- 400 gr di polpa di mango
- 400 gr di polpa di ananas
- succo di 1 limone
- 6 foglie di menta
- acqua fredda q.b.
- 1 cucchiaino di zucchero
(se volete)

Preparazione. Tagliate l'ananas ed il mango a fettine. Frullateli in un mixer assieme alla menta spezzettata e versate il succo del limone. Aggiungete man mano l'acqua fredda (adeguatevi con le quantità, dipende dalla consistenza che volete che abbia il vostro frullato). Se vi va e se vi piace, aggiungete lo zucchero. Servite ovviamente freddo. Mettetevi in veranda: vedrete gli alberi salutarvi, gli uccellini cantare, direte che è ancora estate e vi sentirete bene. Bon appetit.
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