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lunedì 8 luglio 2013

Frittatine di ricotta al forno


E' il sole a mettere a dura prova le mie prestazioni fotografiche. Io sistemo tutto: il piatto, le posate, i ninnoli che ho scelto per la composizione. E aspetto la luce giusta. No, niente magie da fotografa provetta, non ne sono capace e non ho i mezzi adatti (la reflex è diventata un sogno lontano?). Diciamo che m'arrangio. Io , in ogni caso, aspetto la luce. A volte attendo che il sole cocente se ne vada. Altre volte un raggio di sole proprio mi ci vorrebbe. Il sole gioca con me, coi miei scatti: ci inseguiamo come se giocassimo a nascondino. Guarda che ti prendo, oggi. Nessuna illuminazione divina, magari qualche accecamento, questo ve lo assicuro! Il Sole d'estate è di certo il più birichino. Anche se oggi è stata una giornata nuvolosa (tuoni e lampi, fulmini e saette hanno fatto un bel concerto e, scusate il gioco di parole, mi hanno lasciato sconcertata!), il Sole, senza che io me ne fossi accorta, si è insinuato nel mio obiettivo. Ho scattato le foto stamattina e parecchie nuvole coprivano la zona in cui doveva esserci il Sole. Ma poi è spuntato con tutta la sua grazia e la sua prepotenza, coi suoi raggi dorati e la sua caparbietà celestiale. Mi hai stanato. Allora troverete un po' di luce nelle mie foto: la luce è sempre meglio delle tenebre e rischiarare è un atto d'amore e di verità. E poi, dicendovela io la verità, a me le frittate hanno fatto sempre pensare al Sole di mezzogiorno. Quel loro tocco dorato mi sa di Sole. Avranno anche il suo sapore? Questo post, come avete capito, ha deciso di brillare un po' ed è giusto farlo risplendere a voi. Vi invito allora a gustarvi queste frittatine di ricotta al forno che io ho trovato davvero congeniali per questa giornata (non c'era troppo caldo ed ho potuto accendere il forno con tutta tranquillità). Sono veloci, facili, sfiziose al punto giusto. E poi sono allegre. Come il Sole, no?


Ingredienti
- 3 uova
- 2 albumi
- 250 gr di ricotta di pecora
- 1 cucchaio di prezzemolo tritato
- 12 olive verdi snocciolate
- sale e pepe q.b.
- burro q.b.



Preparazione. In una terrina sbattete le uova e la ricotta. Aggiungete prezzemolo, olive tagliate a rondelle, sale e pepe, gli albumi ben montati a neve (facendo attenzione a non smontarli). Imburrate delle piccole pirofile o stampini, versatevi il composto. Infornate a 170° per venti minuti circa. Quando sono ben cotte, sformate le frittatine e servitele calde o fredde. Bon appétit.

Con questa ricetta partecipo al Contest Ricette e Ricotta
Categoria Finger Food Salati


sabato 2 marzo 2013

Profumo di Sicilia: Panelle palermitane



Con tanta gioia vi do il benvenuto al sesto appuntamento con la rubrica che ormai sta dandomi diverse soddisfazioni, anche perché vi vedo interessanti e apertamente sensibili alla cultura culinaria siciliana. Profumo di Sicilia mi porta ogni mese a pensare, scegliere e assaggiare un pezzo della mia regione, cimentandomi a volte, come stavolta, con piatti sempre conosciuti, ma mai preparati prima dalle mie mani. Anche questo mese ne ho approfittato, e il fritto è tornato a "profumare" la mia cucina. Ma non bruciamo le tappe. Partiamo delle presentazioni, come si conviene. La provincia, a cui è dedicato l'appuntamento di Marzo, è Palermo, il capoluogo della Sicilia. Il fascino della città è di certo dovuto al suo passato movimentato, alle sue radici storiche, una costante importantissima nell'analisi della realtà siciliana, mix di culture, personalità e tradizioni: la presenza di fenici, arabi, normanni e spagnoli segnano il destino e il carattere di Palermo. Essendomi documentata sull'origine del nome (cosa che ho fatto anche per le altre province, perché penso che sia qualcosa di interessante ed emozionante), pare che i Fenici la chiamassero Zyz, ossia "fiore", forse per il fatto che i due fiumi che circondano Palermo rendevano la conformazione del posto simile ad un fiore. Ciò mi è sembrato molto suggestivo e non potevo non farvelo sapere. Artisticamente, quindi, le dominazioni e l'influenza orientale prevalente hanno lasciato tracce evidenti nei principali siti della zona palermitana. Una cosa che di Palermo non si può proprio non notare, poiché evidentissima e sovrastante, è il Monte Pellegrino, assolutamente bellissimo, imponente e visibile da ogni punto della città. Goethe, avendo fatto il suo Gran Tour come ogni giovane europeo di un certo rango, lo definì il più bel promontorio del mondo, pensate un po'! Tante sono le feste caratteristiche di Palermo, perché, come ormai avete imparato, la Sicilia è folclore, movimento, danza, tradizione, simbolo e calore: si pensi alla grande processione in onore della santa patrona Rosalia. Moltissime sono le personalità, in arte, politica e letteratura, legate a Palermo, ma mi va di ricordarvi due comici veri, stelle di un cinema sano e elevato, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, pietre miliari della risata più intelligente. Bene, sorridendo passiamo a parlar di cucina. Non sto a dirvi che la cassata siciliana è il dolce più rappresentativo di Palermo e della Sicilia tutta, ma mi è sembrato più opportuno concentrarmi su un altro aspetto culinario: la Sicilia è una delle patrie italiane del più autentico street food. Un esempio sono le panelle, le protagoniste di questo appuntamento: frittelle di farina di ceci e prezzemolo. In pratica è una specie di polenta, tagliata a quadrotti e fritta. I siciliani DOC la mangiano dentro panini morbidi ricoperti di sesamo (le cosiddette "mafalde ca' ciciulena"). E' stato divertentissimo prepararle e gustarle: dentro rimangono morbide, fuori croccanti grazie alla frittura. Sono semplici, sostanziose e corpose, danno energia e riempiono subito lo stomaco (ideale per uno spuntino improvviso o per una cena alternativa, quando non si ha voglia di mangiare primo, secondo e altro). Ora vi spiego come si fanno. 

Panelle palermitane 



Ingredienti
- 500 gr di farina di ceci (io ho usato Molino Chiavazza)
- 1.5 di acqua
- 1/2 cucchiaino raso di sale
- manciata di pepe
- prezzemolo q.b.
- olio di arachidi per friggere

Preparazione. In una pentola versate la farina, l'acqua, il sale e il pepe. Mescolate bene. Mettete sul fornello e, sempre mescolando con la frusta, fate in modo di ottenere un impasto compatto e omogeneo, stando attenti a non farlo attaccare al fondo. Appena vedete che si stacca un po' dai bordi, aggiungete del prezzemolo tritato, mescolate ancora e versate questo composto su un piano ricoperto di carta da forno. Stendete con l'aiuto di un cucchiaio di legno, realizzando un rettangolo grande dello spessore di 1 cm. Quando si è raffreddato, tagliatelo a quadrotti, nelle dimensioni che volete. Friggete le panelle ad una ad una in olio bollente, ambo i lati, e, quando sono dorate, adagiatele su della carta assorbente. Servite calde (magari dentro una buona "mafalda"). Bon appètit, e al prossimo appuntamento con Profumo di semplicità.

domenica 17 febbraio 2013

Risotto alla rosa canina con gamberetti e asparagi selvatici



Non ricordo bene di avervelo detto qualche volta, in qualche lontano post, ma io sono allergica ai crostacei. Sì, esatto, anche ai gamberetti. Vi state di sicuro chiedendo se io vi scriva da qualche letto di clinica, dato che se avessi cucinato io i gamberi, anche solo se li avessi sfiorati, avrei fatto concorrenza alle più tecnologiche mongolfiere, naturalmente. Tranquilli, vi scrivo dal tavolo della cucina, come sempre, e non ho chiazze sulle braccia né sto soffocando. Per una volta mi son fatta aiutare per questa ricetta, sì, lo ammetto: dai miei figli. Qualche volta noi mamme dobbiamo ricevere una mano, non credete? E questa è stata la volta buona. Partecipando al contest di Arricciaspiccia, ho ricevuto vari prodotti della meravigliosa Azienda Agricola di Mariangela Prunotto, coi quali preparerò (si spera) più di un manicaretto. Una delle leccornie arrivate per posta (adoro ricevere i pacchetti dal postino, è una sensazione gratificante!) è una confettura extra di rosa canina, che vedete in foto. Ammetto molto volentieri che è qualcosa di eccezionale, non l'avevo mai assaggiata prima e tanto meno usata per realizzare un piatto. Pensa e ripensa, mi è venuta un'idea: un risotto, un risotto, un risotto. Uno dei miei due figli ama i risotti, di qualunque genere. Quindi l'avrei fatto contento (ma c'è il trucchetto!). Gli ho proposto la cosa (avendo già pensato agli altri ingredienti) e sono riuscita a convincerlo ad aiutarmi coi gamberetti. Mi sono munita di guanti, ma non ho allungato nemmeno un dito su di loro, ho pensato solo al resto. Ne è valsa la pena: tutti hanno divorato la loro porzione di risotto e mi hanno chiesto che cosa rendesse il piatto così invitante, quasi agrodolce. Ho mostrato loro la boccetta con aria vittoriosa, ma l'ho nascosta subito, per il timore che non ne rimanesse nulla, tanto era piaciuta la confettura: devo lasciarne ancora un po', nel caso mi vengano altre idee. La mia solita prudenza! Morale della favola: il risotto è piaciuto, soprattutto per gli abbinamenti, ma io non ho toccato nemmeno un chicco (ma un cucchiaino di confettura l'ho preso, ci potete scommettere!). E' stata una bella domenica e questo piatto ha rallegrato tutti. Lo lascio a voi, allora, e vi invito a provarlo (se non siete allergici ai crostacei, naturalmente!). 


Ingredienti (per due porzioni)
- 180 gr di riso Arborio
- 2 cucchiai di confettura extra di rosa canina di Mariangela Prunotto
- 70 gr di gamberetti sgusciati
- 6 asparagi selvatici
- prezzemolo q.b.
- 1 noce di burro
- 1/2 scalogno
- brodo vegetale q.b.
- sale e pepe q.b.
- olio evo d'oliva q.b.
- vino bianco q.b.

Preparazione. Preparate il brodo vegetale con carota, sedano e pomodoro. Tagliate le cime degli asparagi e cuocetele per un paio di minuti in acqua bollente e salata. Scolatele e immergetele solo un attimo in acqua fredda, per farle rimanere molto verdi. Pulite i gamberetti e cuocete anche loro per pochissimi minuti in acqua bollente e salata. Mettete da parte. In una pentola versate olio d'oliva quanto basta per soffriggere lo scalogno e tostare il riso. A questo punto versate un dito di vino bianco e fate evaporare. Aggiungete man mano il brodo vegetale che avete preparato e fate cuocere il riso a fuoco medio. Cinque minuti prima della cottura completa, aggiungete i gamberetti e gli asparagi. Appena è pronto, spegnete il fornello e aggiungete la noce di burro. Mescolate. Aggiungete i cucchiai di confettura extra di rosa canina e mescolate ancora. Mettete un pizzico di pepe e un po' di prezzemolo tritato. Servite e bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Dolcemente salato


Con questa ricetta partecipo al Contest di Presentazione


domenica 20 gennaio 2013

Pici della contessa con crema di cavolfiore viola al profumo di limone



Immaginatevi una Contessa poco amabile e scontrosa, signora di mille feudi e mille destini. Immaginatevi il suo palazzo, con tanto di torre, il suo trono comodo, i suoi servi ed i suoi capricci. Immaginatela bella, ma con un naso aquilino, col cuore spezzato e con gli occhi accecati da troppo odio. Dovete sapere che la Contessa - se l'avete immaginata bene e come si conviene al suo rango - era una buongustaia. Dalla Francia arrivavano le escargot più grandi, dall'Inghilterra il tè più buono, dalla Cina il riso più pregiato: tutti le inviavano in dono le leccornie della propria terra, neanche fosse la regina dei mari. Il fatto è che tutti desideravano avere il suo parere culinario: nessuno, nonostante i tentativi, era riuscito a soddisfare il palato sopraffino della Contessa. Eppure ella era stata molto chiara. Alle guardie aveva dato l'ordine di trasmettere al mondo il suo appetito, ma ancora nessun piatto aveva centrato il bersaglio. - Portatemi il piatto più vero, e quello sarà per me il migliore - aveva urlato con la sua voce da tenore. Scontenta e stufa di non trovare riscontro della sua fame di verità nei piatti che, ogni giorno, le venivano presentati davanti al suo nasino delicato, la Contessa stava ancora aspettando di esser presa per la gola. A questo punto è giusto che voi immaginiate una donna dai capelli bruni e dalle mani callose. La chiamavano la Filatrice. No, non tesseva abiti, né coperte: filava i pici. Sua madre glielo aveva insegnato. Dita larghe e gesto rapido, così la Filatrice tesseva trame di pasta, spruzzando la sua casetta di farina, ogni santo giorno. Le guardie della Contessa giunsero anche nella sua zona e, mentre tesseva, ascoltò alla finestra le loro declamazioni. Appena s'accorse di avere tra le mani ciò che la Contessa tanto desiderava, si sentì felice. Aprì la finestra e fece un fischio ad una guardia: dopo pochi minuti si trovava a cavallo, diretta verso la sala da pranzo della Contessa. Ella l'accolse freddamente, osservando le sue mani rugose, bianche e stanche, il suo vestitino miserevole, il suo animo semplice. Lasciarono che la Filatrice rimanesse da sola nelle cucine del palazzo, intenta a mostrare il suo piatto per il pranzo del giorno dopo. La donna lavorò senza sosta, cantando. Venne il momento di presentare la sua proposta: seppe solo dopo che, se alla Contessa non fosse piaciuta, sarebbe stata condannata a non tornare più a casa. La nobildonna si sedette a suo modo, sistemando il vestito d'organza, e prese in mano la forchetta. Non vide cosa stava mangiando, a causa della cecità ormai leggendaria, ma sentì tutto, si figurò tutto: le bastò il sapore. Sorrise e finalmente applaudì. Quello era il piatto più vero, la semplicità di qualcosa fatto a mano, lontano dagli orpelli della stravaganza, dalle fatture della ricchezza. La Filatrice divenne la cuoca personale della Contessa e non la lasciò fino alla morte di lei, quando si spense tranquilla, con le labbra profumate di limone e la forchetta ancora tra le dita.

Con questa storia, nata dal profondo, ho voluto onorare i pici, nella loro essenza. Quello che mi ha dato la sfida dell'MTC non pensavo potesse succedere: ho imparato una nuova bellezza da modellare, ho imparato a capire un pezzo di tradizione toscana. Mi sento soddisfatta anche di questo secondo tentativo. Ho usato, stavolta, due ingredienti a cui sono tanto affezionata: il limone della mia pianta, dorato come il sole, e il cavolfiore viola, tipico della zona del catanese, una specialità che dà un tocco di Sicilia ai magnifici pici. Devo dire che filare i pici, come la mia Filatrice, mi rende davvero contenta: sorrido mentre filo, sorrido mentre li assaggio, come la Contessa. E' stata una scoperta, è stata una sorpresa. Rinnovo il mio consiglio: filate i pici, imparerete ad amare ancora di più la magia dei piccoli gesti. 

Ingredienti
Per i pici (ricetta di Patty)
- 200 gr di farina 00
- 100 gr di farina di semola rimacinata
- 2 cucchiai d'olio evo
- 1 pizzico di sale
- acqua q.b.
Per il condimento "della contessa"
- 1 cavolfiore viola di media grandezza
- scorza grattugiata di 1 limone
- succo di 1 limone
- 1 spicchio d'aglio
- 1 scalogno
- prezzemolo q.b.
- peperoncino q.b.
- olio evo q.b.
- sale q.b.

Preparazione. Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta. Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina. Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo. “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene. Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida. Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola. Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi. Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno. Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l'altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinché non si appiccichi agli altri. Adesso preparate il condimento. Cuocete in acqua salata il cavolfiore tagliato a ciuffetti. Scolatelo e fatelo soffriggere per cinque minuti in una padella, dove avete messo uno spicchio d'aglio schiacciato in camicia, lo scalogno tritato, una spolverata di peperoncino e infine una manciata di peperoncino. Togliete l'aglio. A questo punto frullate, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura del cavolfiore, fino a che la crema non raggiunge la consistenza che desiderate. Spremete un limone e ricavatene il succo. Ottenete, da un altro, la scorza grattugiata. Al succo aggiungete olio extravergine d'oliva, del peperoncio e del prezzemolo sufficienti a condire la vostra pasta. Amalgamate bene con l'aiuto di una forchetta. Versate su una padella e riscaldate leggermente. Cuocete i pici in acqua salata per circa cinque minuti: appena salgono a galla e il bollore ricomincia, scolateli e versateli nel succo aromatizzato che avete preparato. Sul piatto da portata mettete un po' della crema di cavolfiore e, sopra, i vostri pici caldi. Servite, con una manciata di scorza di limone. Bon appètit.


Con questa ricetta partecipo al Contest: I pici, sfida di gennaio, MTC



domenica 13 gennaio 2013

Pici alla contadina con ricotta, carciofi e nocciole



Sono emozionata. Partecipo per la prima volta all'MTC e sono emozionata. Questa primissima sfida mi ha colpito molto e penso che rimarrà salda nei miei ricordi. Da quanto ho potuto sondare, leggendo attentamente qua e là e respirando l'atmosfera che ne traspare, l'MTC non è solo una gara tra food blogger, non è una competizione tra rivali: piuttosto è uno scambio di tradizioni, un incontro di sapori e avventure, una valanga di allegre elaborazioni, un tornado di colori e fantasie. I pici, ecco l'argomento di questo mese. Devo ammettere di non averli né assaggiati né preparati prima e vi dico con sincerità e col sorriso sulle labbra che assaggiarli e prepararli è stato divertente, emozionante, piacevole. Questa pasta (senza uova) non è solo una pasta, e Patty ha saputo dire in cosa consista la sua magia, il suo sapore unico, la sua tradizione semplice, essenziale ed imperfetta. Questo è il picio, almeno così io l'ho percepito e l'ho fatto mio. Con la tradizione bisogna stare attenti, ma è bello anche giocare, innovare con devozione. E' quello che ho voluto fare, tenendomi chiaro a mente un obiettivo: preparare un piatto contadino, con la mia semplicità adorata, che sapesse di terra, che sapesse di mani antiche, stanche e amanti della cucina, anche di quella rustica. Ho scelto così i miei ingredienti: immaginatevi la ricotta fresca di pecora, genuina, fatta da un pastore di molto tempo fa; immaginatevi una contadina che raccoglie i suoi carciofi e si spina come una principessa incompresa; immaginatevi un cesto di nocciole di bosco e la gioia negli occhi dei bambini. Io ho pensato a tutto questo e l'ho voluto mettere in un piatto. Ecco a voi i miei Pici, ve li offro con amore. Vi lascio un consiglio: se non avete mai filato i pici, vi siete persi una bellezza che non limiti. E siete ancora in tempo.


Ingredienti
Per i pici (ricetta di Patty)
- 200 gr di farina 00
- 100 gr di farina di semola rimacinata
- 2 cucchiai d'olio evo
- 1 pizzico di sale
- acqua q.b.
Per il condimento "alla contadina"
- 300 gr di ricotta fresca di pecora
- 2 carciofi medi
- 1 manciata di nocciole tostate
- prezzemolo q.b.
- olio evo q.b.
- sale e pepe q.b.
- 1 spicchio d'aglio
- 1 scalogno
- 1 limone


Preparazione. Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta. Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina. Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo. “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene. Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida. Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola. Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi. Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno. Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l'altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinché non si appiccichi agli altri. A questo punto siete pronti per il condimento. Estraete il cuore dei carciofi e tagliatelo in fettine sottili. Immergetelo nell'acqua con il succo del limone, in modo da evitare che s'annerisca. In un pentolino mettete un po' d'olio, un aglio in camicia schiacciato, e soffriggete i carciofi, ben scolati, assieme alle nocciole tostate un po' spezzettate. Salate e pepate. In una padella capiente versate dell'olio, soffriggete lo scalogno a piccoli pezzi e aggiungete la ricotta, mescolando bene per un paio di minuti. Spegnete il fuoco e mettete una buona manciata di prezzemolo. Mescolate ancora. Cuocete i pici in acqua salata per circa cinque minuti: appena salgono a galla e il bollore ricomincia, scolateli. Versateli nella ricotta, amalgamate bene il tutto e servite mettendo sopra i vostri saporiti carciofi con abbondanti nocciole. Se gradite, aggiungete un'altra manciata di prezzemolo fresco. Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: I pici, sfida di gennaio, MTC



giovedì 3 gennaio 2013

Salmon potatoes plumcake



Prima ricetta dell'anno 2013. Sono tanto fiera di questo blog, delle esperienze che ho fatto e dei progetti che ho da realizzare. Sono affamata di sfide, entusiasta per il futuro, desiderosa di migliorare. Il periodo delle feste giunge ormai al termine e ricominciano le solite giornate di completo impegno. Ma cominciare con un plumcake del genere non vi mette subito le energie in corpo? Per me è stato così: le patate donano all'impasto una morbidezza delicata, il salmone dà quel gusto che fa la differenza, per non parlare poi della consistenza. Il plumcake inglese è qualcosa di veramente versatile, tanto che è possibile spaziare dal dolce al salato, da ingredienti semplici o più particolari. Questo è ideale, secondo me, per questi giorni di "transizione". E' con questo che voglio dare inizio alla serie di ricette che costelleranno la vita di questo blog anche quest'anno. Felicissima di cominciare con voi, vi auguro ancora un buon 2013. Godetevi la ricetta.


Ingredienti
- 3 uova
- 200 gr di ricotta
- 200 gr di farina 00
- 50 gr di latte
- 1 patata (150 gr circa)
- 50 gr di salmone affumicato
- 3 cucchiai di parmigiano reggiano
- prezzemolo q.b.
- 1 bustina di lievito
- sale q.b.

Preparazione. In una ciotola grattuggiate la patata, aggiungete la farina, le uova, la ricotta, il salmone fatto a pezzi, il parmigiano, un pizzico di sale, il prezzemolo tagliato finemente, il latte e il lievito. Mescolate il tutto ottenendo un composto ben cremoso. Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake, riempitelo versando il vostro composto e infornate a 160° per circa trenta minuti. Bon appètit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: English recipes con Salter


sabato 27 ottobre 2012

Tortino di patate in salsa alla melagrana


L'autunno, si sa, ha i suoi particolari. Foglie secche che cadono da alberi prima verdissimi, verdura di stagione dai colori caldi, frutta bizzarra ma buonissima. In quest'ultima categoria rientra la melagrana, frutto sanissimo dei miei melograni (ne cinque in tutto, ed in questo periodo sono carichissimi!). Neanche a dirlo, ho la casa piena di melagrane e non me ne dispiaccio affatto. Adoro questa stagione e mi piace, dopo cena, dedicarmi alla "sbucciatura" di questo frutto antichissimo. Poi porta anche fortuna, che è tutto dire. Oggi mi sono data ai miei stampini adorabili e superveloci, ho realizzato un impasto morbido e caloroso, assieme ad una salsina niente male, un tocco di originalità. Vediamo un po' cosa mi è frullato nella testa: sta a voi scoprire se è di vostro gradimento.


Ingredienti
Per quattro tortini
- 4 patate medie
- 200 gr di panna da cucina
- 5 cucchiai di farina 00
- 4 cucchiai di parmigiano
- noce moscata q.b.
- prezzemolo q.b.
- 2 uova
- 2 cucchiaini di lievito 
- pizzico di sale
- burro q.b.
Per la salsa 
- 1 melagrana
- 1 cucchiaio di maizena


Preparazione. Pelate le patate e grattugiatele finemente. In una ciotola sbattete le uova, inserite la panna, la farina, il sale, la noce moscata, il prezzemolo tritato, il parmigiano. Mescolate bene tutto e unite le patate. Imburrate e infarinate degli stampini e riempiteli con il vostro impasto quasi all'orlo. Infornate a 180° per circa venti minuti. Nel frattempo passate i chicchi di melagrana e ricavatene il succo (deve essere almeno mezzo bicchiere). Versatelo in un pentolino con la maizena. Portate a ebollizione fino a che la salsa s'addensa. Sfornate i tortini e decorateli con la salsa alla melagrana e qualche chicco. Bon appetit.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Ce(sti)niamo


martedì 11 settembre 2012

A tutta seppia

A tutta seppia, esatto. Oggi vi propongo non una ma ben due ricette a base di seppioline gustosissime che ho trovato dal pescivendolo. A proposito di pesce, è forse questa l'occasione per parlarvi di una mia antica disavventura che, ogni volta che cucino del pesce, mi ritorna inevitabilmente in mente. Dovete sapere, cari lettori, che i miei familiari vanno matti per ogni tipo di pesce e, perciò, i piatti mediterranei di questo tipo non mancavano mai sulla mia tavola. Purtroppo, un giorno di un po' di anni fa, mentre a pranzo stavamo mangiando dei bellissimi gamberi, ho cominciato a gonfiare. No, non sto scherzando: sembrava che mi si stesse realizzando una metamorfosi in una mongolfiera, vi giuro che non è una cosa piacevole. Siamo corsi in ospedale e mi hanno diagnosticato un'improvvisa allergia ai crostacei ed ai frutti di mare. Pensate un po', un'allergia impensabile, della quale non sapevo nulla, dato che i crostacei li cucinavo tranquillamente prima. Ormai mi sono abituata a non farne uso e a non averne contatto, soffrono un po' forse i miei figli, i quali erano ghiotti di gamberi e gamberetti, ecco. Però, a volte, se proprio vogliono mangiarne, si danno una mossa loro con pentola e fornelli, così io posso riposarmi un attimo, anche se mi tocca vigilarli, non si sa mai cosa può succedere, per non trovarmi la cucina distrutta da un incendio, naturalmente. Per fortuna le seppie non mi fanno male ed anche io ho potuto gustare questi due piatti, un primo ed un secondo. Sono entrambi davvero molto semplici, ma non mi andava, per questo, di evitare di farveli vedere. In fondo ogni tanto qualcosa di poco elaborato e assolutamente genuino ci sta pure. Quindi cominciamo.

Risotto nero a tutta seppia


Ingredienti
Per due persone
- 200 gr di riso al nero di seppia
- 600 gr di acqua fredda
- 2 seppioline
- prezzemolo tritato q.b.
- noce di burro

Nota. Il riso che ho usato per questa ricetta facile facile l'ho acquistato a Venezia, come vi dicevo qualche post fa: mi ha colpito perché del riso al nero di seppia non l'avevo mai né visto né mangiato, quindi mi sono assolutamente diretta alla cassa senza nemmeno pensarci. Dato che il riso è già condito - il nero di seppia dona un gusto prezioso e forte, unico - non mi andava di caricare il piatto di altri sapori. Però ho messo naturalmente del mio, come in ogni cosa che faccio, anche la più tradizionale.

Preparazione. Riempite un tegame con 600 gr di acqua fredda e versatevi il riso al nero di seppia, senza aggiungere nulla. Poi accendete il fuoco, ponete su di esso il tegame e lasciate cuocere per circa quindici - venti minuti, mescolando ogni tanto con il mestolo. Nel frattempo prendete due seppioline, già pulite dal pescivendolo, e tagliatele a pezzetti. Circa a metà cottura del riso, versate le seppioline nel tegame e continuate a mescolare. Non appena notate che il risotto è pronto, aggiungete la noce di burro ed una buona manciata di prezzemolo tritato. Mescolate e servite rigorosamente caldo. Bon appetit.

Seppioline dorate in padella


Ingredienti
- seppioline q.b.
- farina 00 q.b.
- olio extravergine d'oliva q.b.
- prezzemolo tritato q.b.
- sale e pepe q.b.

Preparazione. Lavate le vostre seppioline, già pulite dal pescivendolo (per la quantità adeguatevi in base al numero dei commensali). Infarinatele bene. In una padella versate olio d'oliva e fatelo riscaldare. Non appena è bollente, versatevi le seppioline. Friggetele ambo i lati per poco meno di cinque minuti, donate loro una leggera doratura, conservandole morbide. Salate, pepate e spolverate con del buon prezzemolo tritato. Bon appetit.

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